13 dicembre 2014

Madri e figli. Breve racconto triste.

Farmville1
Breve racconto triste

Confesso che gioco a Farmville; sì, a mesi alterni e senza fretta, anche io zappo carote, nutro gli animali, produco ciondoli portafortuna e quiche agli asparagi per comprare nuovi appezzamenti di terreno, visito i vicini, ecc.; nei primi tempi di trasferimento dalla campagna al centro di Roma, Farmville mi fu di grande aiuto per sopportare il calo dalla mia addiction ai campi, ai fieni e alla legna tagliata. Lo dico senza vergogna, nessuno mi può giudicare, ognuno è grullo a modo suo, come dicevo a un amico, uno che appena entra in casa accende la tv, in risposta alle sue osservazioni critiche la mia attività al computer; c'è chi si finisce dalle serie, io mi svago su Farmville, anche.

Fatta questa importante premessa, dovete sapere che in Farmville alberga un Nero con la barba, un tipo antipatico che coltiva tutto con una perfezione geometrica da manicomio; deve essere in combutta con i padroni, perché ogni tanto si ferma davanti alla fattoria e propone “affari” che il più delle volte sono fregature. Arriva, e, mellifluo mellifluo, mi dice che il mio primo amore si è trasferito in città, che vuole vedermi e sarebbe felice di darmi una mano nella fattoria. Non ci sono stata a pensare su, ci sono cascata a tonfo; accetto lo schiavo, gli do il soprannome del mio primo amore quello vero, e comincio a lavorare sulle mission che mi porteranno al primo appuntamento; sono curiosa come una scimmia, e così sentimentale che quasi mi batte il cuore mentre raccolgo frutta e insegno a potare al mio primo amore schiavo.

Ma nel giro di neanche una settimana, quando ancora le mission sono lontane da essere completate, zac, il maledetto Nero mi arriva con un bambino un culla, ce lo rifila e scompare.

Confesso: lo ho chiamato Sfortunato, gli ho fatto i capelli grigi, non appena è uscito dalla culla lo ho rinchiuso in magazzino, al buio e al freddo, e da lì non uscirà mai più.  

3 dicembre 2014

Schettino non è brutto come lo si dipinge

L'inchino peggio eseguito della storia della Marina italiana

Il reato di Schettino è stato quello di aver posto in atto l'inchino peggio eseguito della storia della Marina italiana; di aver diretto e provocato: la nottata tragica sugli scogli del Giglio, il naufragio della nave passeggeri di maggior tonnellaggio mai naufragata della storia, alla prima tappa della crociera "Profumo d'agrumi", con 4229 persone a bordo; la morte di una trentina di persone accertate e una bomba ecologica in zona protetta. E da questo non si esce.



Una popolarità in negativo difficilmente raggiunta

Tutto il resto è ridicolo, il dialogo con Falco, le riprese di lui che scende a terra, è lui non è lui, il computer trafugato, tutto il contorno irrilevante al batticuore che dalla carcassa nella notte saliva nei social media, alla paura per quel mare faticosamente ripristinato e conservato, con i suoi scogli di granito, le cave di pomice, i campi di alghe brulicanti di vite, i tanti pensieri che si sono concentrati all'alba sul gigante inclinato sull'arena.  Chissà che cosa avrebbe dovuto fare, sostenere come novello Sisifo le 114.500 tonnellate della Costa Concordia, colare a picco, giocare a Capitani Coraggiosi, così come tutta Italia, sentendosi migliore, proclamava, nel ludibrio generale, nella gogna che lo ho travolto, ma non lo ha piegato. Schettino è stato uno sfogatoio collettivo di enorme efficacia mediatica: digitando Schettino su google si ha un numero di risultati doppio a quello di Gasparri o di Finocchiaro, in politica, e la metà di Domenico Modugno; una popolarità in negativo difficilmente raggiunta, considerando che supera  Pacciani risultandone cinque volte più conosciuto.

Francesco Schettino porta su di sé le macchie del medio uomo italiano

Non ne è uscito distrutto, ha cercato di sopravvivere, è andato al mare, inseguito dai fotografi, ha ballato, ha bevuto; questo lo ha reso ancora più inviso, ed è stato anche maledetto.
Come ogni capro espiatorio che si rispetti, Francesco Schettino porta su di sé le macchie del medio uomo italiano, vigliacchino, frivolo, malignetto; in bilico tra il cinico e il sentimentalone, una parodia con citazioni da Fantozzi, Sordi, Verdone e Buzzanca, perso dietro alle gonnelle, più superficiale che cattivo, il che è pure peggio. Riconoscerlo, e riconoscersi, non farebbe altro che bene.

Un milione di euro

A questo si aggiunge che la responsabilità del reato non è del solo Schettino, perché qualcuno lo ha ritenuto idoneo a quel ruolo, gli ha affidato una macchina potenzialmente pericolosissima, lo ha formato alle procedure di comando e di inchini, ha chiuso occhi bocca orecchie per anni. Primi, i padroni del vapore, gli armatori, le società che li rappresentano, i responsabili legali nominati; secondi, i padroni del territorio, gli amministratori politici, coloro che sono stipendiati dal popolo per svolgere funzione anche di tutela e di controllo sul bene pubblico, oltre che di predazione.
Gli unici illeciti contestati alla Costa Crociere S.p.A sono stati di natura amministrativa e la pena patteggiata è stata di un milione di euro; nessuno ha ritenuto dover procedere con i responsabili politici e gli amministratori locali.

Siamo tutti Schettino

La responsabilità risultando divisa in tre, considerato che le accuse penali si sono riversate sul solo Schettino e vari altri gradi della catena di comando, fino al timoniere indonesiano della Concordia Jacob Rusli Bin (irreperibile); considerata la totale assenza di sanzioni per tutte le autorità di garanzia del territorio della costa e arcipelago toscano, responsabili di un terzo di quei danni; considerato che gli armatori se la sono cavata con un danno economico, pur essendo responsabili di un terzo di quei morti, e di quella bomba; ne risulta che Schettino ha già pagato molto, e durante il dovuto processo penale sarebbe profittevole smetterla di vituperarlo. Ci addita la strada attraverso la quale gli italiani possono continuare a far festa, andare a puttane, abbronzarsi, in attesa che un giudice terreno o divino li faccia sentire finalmente i vermi che sono :) Siamo tutti Schettino.



Nota: il mio rehab di Capitan Schettino si basa su elementi di antropologia e sociologia, oltre che di costume; confesso che tra me e i manuali di diritto si è creata una antipatia reciproca, e non accampo nessun genere di pretesa giuridica.