14 luglio 2008

ASSEMBLEA
DELL’ASSOCIAZIONE
RADICALE
ANTIPROIBIZIONISTI

@.r.a.
( antiproibizionistiradicali@gmail.com )

Il 19 luglio 2008, a Roma, in Via di Torre Argentina 76, dalle 10 alle 17
è indetta l’Assemblea della Associazione radicale antiproibizionisti
Dopo una prima riunione di insediamento a Chianciano, il 4 maggio, a margine dell’Assemblea dei Mille, l’associazione si riunisce in Assemblea degli iscritti.


All’ ordine del giorno:

Presentazione e votazione dello Statuto
Relazioni introduttive sul presente stato della battaglia antiproibizionista radicale nelle sue varie articolazioni: referendum, proposte di legge, disobbedienze civili, associazioni; convergenze e divergenze con le altre forze politiche.
Dibattito generale
Presentazione e votazione di mozioni generali e particolari
Elezioni di Segretario e Tesoriere

L’Assemblea degli iscritti è aperta alla partecipazione e agli interventi di tutti

Vi aspettiamo

Claudia Sterzi, responsabile dell’Associazione radicale antiproibizionisti

Rita Bernardini, Deputata radicale

Donatella Poretti, Senatrice radicale

Giulia Simi, Vicesegretaria dell’Associazione Luca Coscioni

Jolanda Casigliani, segretaria dell’Associazione radicale Satyagraha

13 giugno 2008

il Presidente della Camera come un Ayatollah, giudice del bene e del male.

L’offensiva proibizionista messa in atto dal Governo prosegue in quello che sembra un inarrestabile cammino. A integrare le recenti dichiarazioni del Ministro degli Interni, del Sindaco di Milano e del Delegato alla droga, alla famiglia e al servizio civile è intervenuto, pochi giorni fa, il Presidente della Camera. On. Gianfanco Fini, con dichiarazioni di parte e di partito. Il Presidente della Camera promette una strenua difesa della legge che porta il suo nome, ne rivendica la validità e minaccia ulteriori inasprimenti col ricorso ai regolamenti di attuazione della normativa; inoltre, visto che "non basta soltanto intervenire con le leggi e con il contrasto", è necessaria una “politica di valori sani”, per "combattere cio' che si puo' definire l'anemia morale di chi trova nelle sostanze un motivo per superare la propria condizione di debolezza".
Quali sono esattamente i “valori sani” da contrapporre alla “anemia morale” secondo Gianfranco Fini? “Oggi il rischio della societa' contemporanea non e' in un eccesso di autoritarismo, ma in una deriva che lede la dignita' umana: il rischio e' la liberta' che diviene anarchia, ma non puo' esistere la liberta' di farsi del male" perche' nel relativismo del 'tutto e' lecito' "non si distingue piu' tra cio' che e' bene e cio' che e' male".
Anche volendo sorvolare sulla condizione di tabagista del Presidente della Camera, è forte il dubbio sul valore politico di queste affermazioni, più indicate per un capo religioso, visto che si millanta di saper distinguere a colpo sicuro il bene dal male e di conoscerne i confini.
Chiederei a Gianfranco Fini, preoccupato dall’ “anemia morale” e dalla mancanza di “sani valori”, oltre che di guardare alla trave nel suo occhio, di pervenire ad una visione più super partes, sia nel senso di ruolo istituzionale, sia in quello di visione politica della società; di rivolgere la sua attenzione, per esempio, ad argomenti correlati come le carceri, oppure i morti sul lavoro, il mercato del lavoro giovanile e la tutela dei minori, la diffusione delle droghe in Parlamento e il controllo dei finanziamenti alle Comunità cosiddette di recupero. Otterrebbe migliori risultati, oltre a farci migliore figura.

2 giugno 2008

INFO ETILOMETRO "RIFIUTO SOTTOPORSI ETILOMETRO"

Rifiuto di sottoporsi all'etilometro . . . ancora. anche detto "multe etilometro"

L’art. 4 del decreto legge modifica per l’ennesima volta gli artt. 186 e 187 del Codice della Strada (D. Lgs. 285/92): è stata eliminata la possibilità per il guidatore ubriaco perso o strafatto di evitare il carcere semplicemente rifiutando di sottoporsi all’ accertamento delle sue condizioni da parte degli agenti della Polizia stradale; la pura e semplice sanzione amministrativa prevista in precedenza è stata ora trasformata in sanzione penale; il carcere era già previsto per chi si sottoponeva al test ed risultava con un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro (g/l) o risultava aver assunto sostanze stupefacenti.

Il decreto legge ha introdotto una grave disparità di trattamento fra alterazione psico-fisica da alcool e alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti: mentre rispetto alla prima sia le sanzioni penali che amministrative aumentano all’aumentare del tasso alcolemico, per quanto riguarda l’assunzione di sostanze stupefacenti è indifferente il tipo di sostanza utilizzato né la quantità e la pena prevista è quella massima comminata al guidatore ubriaco: arresto da tre mesi a un anno e ammenda da 1.500 a 6.000 euro.
Così facendo ha aperto la strada ad auspicabili ricorsi in via incidentale, attraverso i tribunali, alla Corte Costituzionale per palese violazione dell’art. 3 della Costituzione (trattamento sanzionatorio uguale di situazioni palesemente dissimili).

21 maggio 2008

ROBA DA ROBA

Affronterò brevemente un aspetto specifico del tema del convegno. Per preparare questo intervento sono entrata nel sito del ministero della giustizia, dove un link dal titolo “Pianeta Carcere” mi ha condotto alle prime cifre che cercavo. Il 27,6 % dei detenuti sono tossicodipendenti, il 2,5% sono alcooldipendenti, il 4,5% sono in trattamento metadonico, per un totale di 16.789 (34,6% del totale) persone malate rinchiuse in istituti di pena, e veramente di pena si tratta, in questo caso, come se essere tossicodipendenti non fosse già una pena di per sé.
Se si rilegge l’articolo 27 della Costituzione: "…Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato…" si può già concludere che tenere un tossicodipendente in carcere, nelle carceri italiane, è già di per sé contrario a qualunque senso di umanità; il tossicodipendente è un malato e con umanità deve essere curato.
Magari riammodernando il termine di tossicodipendente, distinguendo tra uso e abuso, sforzandosi di uscire da un’ ottica proibitiva e punitiva, oltre la quale c’è solo la pena di morte, quell’ottica che portò nei secoli la società a dotarsi di prigioni sorvegliate e segregate; bisogna insistere sul rispetto della legge costituzionale, continuare in un processo culturale di innovazione e modernizzazione. La giustizia italiana è una giustizia perennemente in ritardo, in tutto, nei processi, nell’organizzazione, nelle notifiche, nell’aggiornamento anche tecnologico.
“Pianeta Carcere” Come andare su un altro pianeta. Il mondo carcerario è un mondo separato, che vive parallelo al mondo "normale", senza punti di contatto se non sporadici; un pianeta che ha, nell'Italia di Beccaria, nel 2008, funzioni e modalità prevalentemente punitive e deterrenti, e il più delle volte, diseducative; in molti casi, il carcere diventa un amplificatore di criminalità e violenza.
Dalla sezione “Pianeta Carcere” si entra nella sezione “Minori” ; qui si legge che nel 2007 sono transitati nei servizi della Giustizia minorile 997 soggetti assuntori di sostanze stupefacenti; di questi 997 minori, 775 sono assuntori di cannabinoidi. 775 minori entrati nel circuito carcerario e stigmatizzati come tossicodipendenti, se ho ben capito. E se non ho capito, vorrei però conoscere la differenza esatta che la legge fa tra tossicodipendenti e assuntori di sostanze stupefacenti.
La legge vigente, cosiddetta Fini Giovanardi, non essendo esattamente una legge, ma una serie di modifiche alla precedente, non è facilmente ricomponibile con i documenti presenti nei siti istituzionali. I dati statistici sul sito del Ministero non entrano nello specifico, restando lontani dallo standard europeo; nell’insieme le informazioni sono imperfette e incomplete; non sembrano riflettere un reale interesse, né una organizzazione razionale, alla comprensione del fenomeno; riflettono invece una vecchia visione e una vecchia burocrazia, una cristallizzazione procedurale che deve essere sciolta e resa più moderna e più efficiente.
Si parla comunque di cifre rilevanti e non marginali, così come quelle, che ho trovato su un opuscolo della Polizia di Stato, delle quantità di sostanze sequestrate, per esempio più di 40.000 dosi di anfetamine, nel 2007, e il numero di persone segnalate all’autorità giudiziaria, sempre nel 2007, 5535.
Per saperne qualcosa di più bisogna cercare in altri luoghi: nel sito dell’ Osservatorio sulle droghe per l’anno 2006, troviamo una stima in termini economici, che calcola il costo della permanenza in carcere, escludendo il costo di terapie specifiche o da patologie correlate. La strategia proibizionista sul fenomeno dell’uso e abuso di sostanze psicotrope costa allo Stato, quindi a noi cittadini, circa un miliardo di euro l’anno.
Secondo la relazione annuale 2006 sulle droghe del Governo, riportato sempre dall’Oservatorio sulle droghe, 1,8 miliardi di Euro sarebbero le spese per l’apparato giudiziario e di polizia impegnato nell’azione di contrasto. E siamo a 2,8 miliardi di euro.
2,8 miliardi di euro spesi per combattere in termini proibizionisti e punitivi un fenomeno sociale; gioverà ricordare che il termine proibizionismo fu coniato in relazione a un particolare periodo della storia statunitense in cui era legalmente proibito produrre, importare, esportare e vendere bevande alcoliche. La strategia proibizionista durò dal 1919 al 1933 e fu totalmente fallimentare, oltre ad alimentare la malavita organizzata che visse in quei 14 anni un periodo di espansione e splendore.
Spesso gli effetti secondari, che in sociologia vengono definiti effetti perversi, delle decisioni legislative vengono trascurati; nel caso del proibizionismo come mezzo di controllo per i fenomeni sociali, questa trascuratezza è evidente. Gli effetti perversi, in termini di costi sia sociali che economici, superano di gran lunga i benefici
Allarmismi, demagogia, ignoranza, disinformazione; questa la miscela degli atteggiamenti politici, tranne eccezioni, riguardo all’argomento droghe, che pure riguarda una alta percentuale dell’attività giudiziaria e dei ritardi che si trova ad affrontare. E che riguarda migliaia di famiglie e in modo più pesante quelle famiglie che non hanno mezzi per grandi avvocati e cliniche private. Si parla infatti molto della situazione dei rom, degli extracomunitari, ma la situazione dei poveri, in Italia, è sconvolgente; la situazione dei non abbienti è sconvolgente, siano essi rom, extracomunitari o italiani, e spesso in contrasto con il rispetto dei diritti umani.
Nel frattempo, la delega su droga, famiglia e servizio civile a Carlo Giovanardi non lascia sperare niente di meglio. Il discorso sarebbe assai lungo, molto ci sarebbe da dire su Giovanardi, sui concetti di droga e farmaco, sulle strategie proibizioniste che non vengono solo applicate al campo “droghe”, ma a molti altri.
Ma tornando all’ argomento di questo convegno, le politiche proibizioniste fanno parte del problema “Carcere e emergenza giustizia” e non sono certo parte della soluzione.
Il proibizionismo nasce dall'ignoranza o dalla malafede, e genera ignoranza e malavita. Produce clandestinità, impedisce la raccolta di dati certi, limita le possibilità di effettivo controllo.
Concludendo, ho trovato anche, sul Notiziario Droghe dell’Aduc, una buona notizia: il 30 maggio 2008 a Bolzano si terrà il convegno su "Farmaci cannabinoidi e sclerosi multipla", sponsorizzato dall'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige e organizzato dal neurologo Francesco Teatini, medico italiano che utilizza il farmaco cannabinoide Sativex, in collaborazione con due associazioni, l’Associazione Cannabis terapeutica e l’Associazione Sclerosi multipla Alto Adige. Si parla della stessa pianta per la quale la Corte di Cassazione, il 24 aprile scorso, ha ribadito la proibizione assoluta di coltivazione. E’ una dimostrazione di come la scienza vada avanti, di come il progresso umano, la collaborazione, la comunicazione continuino. Agli operatori della politica e della giustizia il compito di far sì che anche il mondo giudiziario e con questo l’istituto carcerario possano rinnovarsi e riposizionarsi abbandonando un vecchio orientamento che è una zavorra ai piedi dell’italia. Grazie

Claudia Sterzi – responsabile dell’Associazione Radicale Antiproibizionisti – antiproibizionistiradicali@gmail.com

7 maggio 2008

addio chianciano bella

Roma, 7 maggio 2008
• Dichiarazione di Claudia Sterzi, segretaria dell’Associazione radicale Antiproibizionisti e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Scrive ieri sull’Unità Luigi Manconi, commentando la costituzione di una associazione radicale di antiproibizionisti a Chianciano: “Giova ricordare che l’antiproibizionismo italiano non è mai stato quello “liberista” di Milton Friedman bensì un movimento dotato di una forte base sociale e, direi etica.”
Ringrazio molto per l’annuncio, ma aggiungo che altrettanto gioverà riconoscere che gli evidenti danni prodotti dal proibizionismo, danni sociali e danni economici, dimostrano come strategie fallimentari sul livello economico difficilmente possono avere effetti positivi sull’umanità; lo sviluppo economico non è obbligatoriamente in concorrenza con lo sviluppo sociale ed umano.
In Italia, mentre ancora oggi è stato arrestato e rinchiuso in carcere un coltivatore di dieci piante di canapa, l'antiproibizionismo produrrebbe una diminuzione sia dell’ enorme giro di denaro, illecito e fuori controllo, che il proibizionismo sulle sostanze stupefacenti e sulla prostituzione muove, sia dei malefici effetti sociali che la clandestinità e la illegalità del fenomeno provocano.

25 aprile 2008

altre foto




24 aprile 2008







Reato di agricoltura?

Corte di Cassazione: è reato la coltivazione domestica di cannabis


Roma, 24 aprile 2008

La Cassazione "ha mantenuto una giurisprudenza molto negativa". Così Rita Bernardini, leader di Radicali italiani e neo eletta alla Camera nella fila del Pd, commenta la pronuncia della Suprema Corte secondo cui la coltivazione domestica di piante di cannabis è sempre reato.

"La nostra risposta di Radicali, non da soli speriamo - aggiunge Bernardini - la daremo nei prossimi giorni a Chianciano con l'Assemblea dei Mille lanciando l'iniziativa di una forte associazione antiproibizionista che continui a praticare l'informazione e la ricerca, in particolare sulla cannabis". "In quella sede - conclude la segretaria dei Radicali - rilanceremo la pratica della nonviolenza e della disobbedienza civile contro i crimini della politica e degli spacciatori".


Droga, Perduca: Cassazione in linea con la Fini-Giovanardi e prossimo governo


Roma, 24 aprile 2008

Dichiarazione di Marco Perduca, Segretario della Lega Internazionale Antiproibizionista e eletto radicale al Senato col Partito Democrato

La sentenza della Cassazione conferma l'impianto ultra-proibizionista della legge "Fini-Giovanardi" che arriva a penalizzare anche comportamenti che non ledono libertà o prerogative di altri che non siano la morale da stato etico tradotta in legge dal Governo Berlusconi nel febbraio 2006. Con queste premesse è chiaro che nella XVI legislatura il Popolo della Libertà non potrà che aggravare ulteriormente i fallimenti del "controllo delle droghe" con politiche sempre più repressive anche in onore delle necessità di promozione di leggi emergenziali per garantire la sicurezza in Italia. Questa reazione va contrastata con la nonviolenza gandhiana, ma anche col ricorso alle esperienze positive di altri paesi e sulla totale mancanza di argomenti scientifici dei dogmi proibizionisti. Nei prossimi mesi pubblicheremo alcuni studi e analisi sui dati dei fallimenti degli ultimi decenni relativamente al "controllo delle droghe".





Cannabis, Associazione Luca Coscioni: la Cassazione consegna i malati nelle mani della criminalità organizzata


24 aprile 2008

Dichiarazione di Alessandro Capriccioli e Josè De Falco, membri di Giunta dell'Associazione Luca Coscioni

La Sentenza di oggi, con cui la Cassazione ha fatto prevalere una interpretazione
restrittiva della legge sulla autoproduzione della cannabis, non è soltanto laconferma del clima proibizionista che regna nel nostro paese, ma arreca anche un grave danno a tutti i malati che potrebbero beneficiare degli effetti terapeutici della cannabis naturale, e saranno costretti a rinunciarvi, o alternativamente a rivolgersi alla criminalità organizzata.Si tratta dell'ennesima conferma del fatto che il proibizionismo, specie quando applicato al campo della salute, non ha altro effetto che quello di alimentare l'illegalità, limitando nel contempo le possibilità di cura di migliaia di persone che soffrono di gravi patologie.Su Soccorso Civile, il portale dei diritti dell'Associazione Luca Coscioni
(www.soccorsocivile.it), sono disponibili tutte le informazioni sugli effetti
terapeutici della cannabis, e le esperienze concrete di chi, dovendosi misurare congravi patologie,continua ad essere penalizzato da leggi proibizioniste che ne
limitano la libertà di scelta e di cura.


24 / 04 / 2008 BELLA MANIFESTAZIONE, BRUTTA SENTENZA

I supremi Giudici, a corti riunite, hanno rigettato le sentenze precedenti
e hanno stabilito, in piena sintonia con la linea politica espressa
dagli ultimi risultati elettorali, che il proibizionismo in Italia non ha fatto
abbastanza danni. E' secondo loro opportuno persistere e perdurare
in un'ottica punitiva e coercitiva che entri nel privato degli individui
censurando un fatto totalmente privato e privo di ogni conseguenza
sugli interessi dei terzi, quale la coltivazione domestica di una pianta,
la canapa, che vedeva l'Italia, agli inizi del Novecento,
seconda nazione nel mondo, dopo la Russia, per la produzione.
Di canapismo non è mai morto nessuno, anzi la canapa, in ogni sua varietà,
ha dimostrato proprietà terapeutiche avanzate, oltre a una gamma di usi
varia ed inconsueta.
Non è più tollerabile una simile follia legislativa; gli effetti che essa produce
sono controproducenti e dannosi; se si può discutere sulle modalità di legalizzazione delle droghe, non è possibile permettere la demonizzazione di un atto innocuo e personale come la coltivazione di una qualsiasi pianta sul proprio balcone o giardino.
La coltivazione domestica libera potrebbe costituire una prima conversione
da un sistema proibizionista ad uno liberale, a rischio minimo e nel rispetto dei
diritti personali.
Rinnovo l'invito a Chianciano il 2,3 e 4 maggio per l'Assemblea dei Mille e
per la costituzione dell' Associazione radicale antiproibizionista
Claudia Sterzi

23 aprile 2008

INTERVENTO NON LETTO IN DIREZIONE DEL 19 APRILE 2008

I nostri nove candidati radicali, che dovevano essere certi ed invece sono stati fino all’ultimo incerti, sono tutti risultati eletti grazie soltanto all’imprevisto costituito dalla repentina scomparsa dei socialisti di Boselli, verdi di Pecoraro e comunisti di Bertinotti; inoltre gli accordi con il PD prevedevano anche, se non ho capito male, una parte economica sulla quale attendo notizie e una parte che riguardava il 10% degli spazi televisivi, che non ho visto rispettata. Questo per dire che tutta l’azione portata avanti per il rispetto della parola data aveva tutte le ragioni di essere e le ha ancora.
Se poi si considera che la battaglia per il rispetto della parola e del diritto internazionale si è inserita nel satyagraha mondiale 2008 per il rispetto dei diritti del popolo cinese e di quello tibetano, per la pace, la legalità e per la democrazia, oltre che per l’ingresso di Israele e Turchia nell’Unione Europea, vediamo come non siamo altro che all’inizio della strada, e che il percorso che resta da compiere è ancora molto lungo.
I risultati del voto sono quelli che sono: Berlusconi ha vinto grazie al 10% della Lega, che per me non risulta affatto misterioso anzi piuttosto scontato e annunciato. Infatti basta vivere in mezzo al popolo quotidiano, al popolo cosiddetto spicciolo, per conoscere il livello di insofferenza che è stato generato in Italia rispetto alle problematiche che l’immigrazione pone. Non è, come è stato affermato ieri, un problema di non volere gli extracomunitari al nostro fianco, nei ristoranti, nei cinema o in qualunque altro luogo; il popolo italiano è invece assai generoso e poco razzista. Il problema è la solitudine totale nella quale la gente comune si trova ad affrontare tutte le conseguenze che la convivenza comporta. Fin troppo facile, per una forza politica, cavalcare lo scontento, la paura, il senso di ingiustizia che politiche irresponsabili e superficiali hanno creato e sostenuto.
Non votano solo gli imprenditori, gli uomini politici, i laureati; votano tutti, votano milioni di persone che malgoverno e colpevole carenza democratica hanno tenuto e tengono nell’ignoranza politica più completa. Esiste una Italia che gran parte della classe dirigente e politica non conosce e non considera; un’ italia di giovani e meno giovani che si alzano quando va bene alle sette di mattina e lavorano le loro otto e spesso nove ore al giorno rincorrendo la rata del mutuo, la bolletta in scadenza, in lotta ogni giorno per qualche decina di euro. Quando sento parlare dei “nostri giovani”, dei “nostri figli”, che sono bamboccioni, che non si adattano ad accettare i lavori che vengono loro proposti, che stanno in casa fino a trenta anni e oltre mantenuti dai genitori, mi chiedo se chi ne parla sa che sta in realtà parlando dei suoi figli, dei figli di una classe privilegiata. I miei figli, e con loro milioni di giovani, lavorano da quando hanno sedici anni, si adattano a tutto, sono autonomi nonostante le emormi difficoltà che incontrano, se stanno in casa con i genitori contribuiscono in modo tangibile alle spese, e lavorano tutti i giorni e tutto il giorno spesso per trovarsi gli ultimi giorni del mese a non avere i soldi per mettere la benzina per andare a lavorare.
Guardano alla politica come ad un oggetto misterioso che macina milioni di euro senza produrre un granchè. Se non si riesce a raggiungerli e a comunicarci non ci sarà da stupirsi dell’aumento dell’astensionismo da una parte e della deriva destrorsa e leghista dell’elettorato dall’altra.
Già molti decenni fa nei suoi studi Reich e non solo lui individuava nel connubio tra sofferenza economica e integralismo fanatico sui temi oggi chiamati eticamente sensibili una spinta determinante nell’affermarsi di regimi autoritari e di ideologie sfasciste; questo si collega al discorso sulle politiche neonataliste e sulla cosiddetta bomba demografica.
Ma guardiamo al futuro, e alle prossime scadenze: i nostri nove deputati sono una risorsa e una occasione; sono una percentuale piccola o piccolissima nel Parlamento italiano, ma sono anche quella famosa e famigerata pattuglia di radicali testardi che può fare molto all’interno delle istituzioni e del Pd; abbiamo qualche anno di lavoro davanti, insieme a loro, perché sta anche a noi compagni che in parlamento non siamo incoraggiarli e chieder loro conto puntualmente del lavoro svolto. In questo senso saranno importanti le linee di azione politica che usciranno da Chianciano rispetto ai temi ambientali ed economici; possiamo considerare la nostra presenza, unita alla scomparsa, per ora, di quella sinistra che voleva rubarci anche il nome, come una occasione di forte rilancio delle posizioni radicali, là dove esistono..
Per me, in particolare, l’effettivo ingresso in Parlamento di Rita Bernardini, con il suo record di disobbedienze civili, rappresenta un raggiungimento e, insieme a Donatella Poretti e a Marco Perduca una garanzia per la lotta antiproibizionista radicale.
A questo proposito concludo ricordando a tutti che il 24 aprile, giovedì, è convocata una manifestazione qui a Roma alla Corte di Cassazione dove si decide su due sentenze assolutamente contradditorie in tema di coltivazione domestica di marjuana.
La dichiarazione di Rita Bernardini, nell’ultimo comunicato, là dove dice: “. . . in attesa di una profonda riforma della legge sugli stupefacenti, così come modificata dal duo Fini-Giovanardi, e di un'iniziativa per la quale ci faremo virus nel PD . . . “ mi conforta, perché so che questa è una promessa che sarà mantenuta.
Vorrei quindi che tutti gli organi dirigenti radicali partecipassero a questa manifestazione così come auspico e promuovo l’apertura di uno spazio sui temi antiproibizionisti a Chianciano, nel corso dell’Assemblea dei mille.
Claudia Sterzi

11 aprile 2008

I RADICALI E LA SEDE RAI – continua . . .

Io sono una cittadina semplice, e neanche di serie A. Petruccioli lo avevo solo sentito nominare, o al massimo visto in televisione; sì, avevo letto le sue dichiarazioni offensive e non molto intelligenti al tempo delle iniziative per la moratoria universale delle esecuzioni capitali, altro bell’episodio di disinformazione Rai, ma non avevo mai avuto il destro di vederlo dal vivo e di trovarmi tanto vicina a lui da essere colpita da un suo sputacchio nel corso della vergognosa esibizione che ha messo in atto oggi davanti al suo palazzo.
Un tempo la classe dirigente sarà anche stata corrotta e crudele, ma perlomeno aveva il senso e l’educazione della sua appartenenza; questo cafone rivestito viene da noi pagato, attraverso il canone e non solo, per portare in giro la sua stazza di arroganza e di ignoranza e danneggiare con la sua stessa presenza l’immagine già insoddisfacente del servizio pubblico radiotelevisivo italiano.
Il Petruccioli era evidentemente terrorizzato all’idea di lasciar entrare Sergio Stanzani, Rita Bernardini, Marco Beltrandi e Matteo Mecacci all’interno del palazzo di Viale Mazzini; i quattro pericolosi sovversivi avrebbero potuto rinnovare per la terza volta l’occupazione dei suoi preziosi saloni e salette, esporre alle finestre le loro indecenti bandiere colorate, nuocere al decoro plumbeo e rarefatto dell’edificio.
Quel decoro carismatico che il suo corpaccione kafkiano si portava dietro oggi, quando preceduto da Malesani e da una mezza dozzina di poliziotti armati si è piegato a scendere sulla strada per “ricevere” la delegazione radicale, pur di non farla entrare.
Se mai ho visto un uomo che sembrasse un démone questo è il Presidente Rai: rosso in volto, alterato, sputacchiante, urlava a donne e anziani, offendeva, sparava parolacce come un trippaio, incurante dei microfoni e delle cineprese, dimostrando una abitudine al comando becero e alla violenza gratuita.
Ha avuto la faccia di affermare che le nomine della Rai non le fanno i partiti, che la Carta dei servizi è pienamente rispettata e che comunque fino a che lui sta sulla sua poltrona ha fatto, fa e farà come diavolo gli pare. Se non ci piace, che ci si impegni a farlo andar via.
Gli è andata bene che noi siamo radicali; del resto, è proprio perché lo siamo che è sceso in strada; ha pure detto che era sceso lui a “riceverci” perché era più democratico, se andava a dire le stesse cose con lo stesso tono in mezzo al popolo lo facevano a pezzi.
“Sei un cafone” gli ha detto Sergio Stanzani, anche Rita Bernardini si è difesa assai bene, con interventi di Matteo Mecacci, Gaetano Dentamaro, Donatella Poretti. Ma alla fine l’omone, con un diavolo per capello, ha terminato l’incontro andandosene con il suo codazzo di poliziotti e zerbini. Alla faccia dei diritti umani e del diritto all’informazione.