13 marzo 2010

CANDIDATA DELLA LISTA BONINO PANNELLA IN TOSCANA

Claudia Sterzi, nata a Firenze 53 anni fa, è militante radicale dai lontani tempi di Conciani e della battaglia contro l'aborto clandestino.
Laureata in sociologia, è impegnata sull' antiproibizionismo e segretaria della Associazione Radicale Antiproibizionisti; in particolare in queste elezioni regionali i temi di suo specifico impegno sono il funzionamento dei SERT e delle comunità terapeutiche, il trattamento delle tossicodipendenze in carcere, l'introduzione dei farmaci cannabinoidi nel prontuario terapeutico regionale e il sostegno al progetto di produzione di farmaci cannabinoidi presso l'Istituto Farmaceutico Militare Toscano.
Nella foto, Claudia con Rebya Kadeer, leader del popolo uiguro e membro del Consiglio Generale del Partito Radicale Transnazionale

23 febbraio 2010

pomeriggio antiproibizionista a roma

Si è svolto il 21 febbraio a Roma il pomeriggio antiproibizionista annunciato dall’ @.r.a..
Grazie all’ ospitalità di Paola Cossu e di Maurizio Angeloni, conduttori degli spazi alla Domus Talenti, nel centro di Roma, il dibattito è stato aperto e partecipato, con interventi dal palco e discussione pubblica; la concomitanza con la raccolta di firme per la Lista Bonino Pannella ha indotto molti firmatari a fermarsi un po’ con noi, e due candidati nelle liste di Roma, Sergio Rovasio segretario di Certi Diritti e Antonio Stango dirigente radicale sono intervenuti allargando il tema antiproibizionista sulla cannabis, che era il focus, all’ antiproibizionismo come strategia di governo per i diritti civili delle coppie di fatto l’ uno e per tutto il variegato mondo della prostituzione l’altro.
Ho voluto iniziare la giornata con due video musicali, Bob Marley No woman no cry e Pink Floyd I wish you were here; il cult reggae l’ ha postato Rudra Branzino la sera prima su facebook, e mi è sembrato perfetto per introdurre, in un focus sulla cannabis, accanto alle categorie abusate di terapeutica e ludica, anche quella cosiddetta mistica o spirituale o magica, che molto influisce sugli opposti integralismi in tema di cannabis ( cannabis velenosa e tossica / cannabis santa ).
Con altri video iniziali abbiamo ripercorso la strada che ha portato all’ ordine del giorno votato recentemente al Senato, dove il Governo si impegna a favorire la produzione di un farmaco italiano agevolando il trasferimento dal Centro Industriale di sperimentazione agricola e canapicoltura di Rovigo, che produce farmaci cannabinoidi per la ricerca ed è poi costretto all’ incenerimento, al Centro Farmaceutico Militare di Firenze, autorizzato alla produzione di farmaci non solo per le Forze Armate. Questo progetto è anche nel programma elettorale della Toscana, se mai ci saranno elezioni regolari.
Giancarlo Cecconi, rappresentante dell’ unione di gruppi antiproibizionisti in rete, www.legalizziamolacanapa.org , oltre ad essere uno dei due unici assolti in Italia con motivazione di uso spirituale, è coautore e coproduttore di un bel lavoro informativo sulla canapa, La canapa: una pianta! , che intende portare all’attenzione di tutti i parlamentari italiani; ci ha portato la sua testimonianza e il racconto dei motivi che hanno fatto tramutare un fatto personale in un fatto politico.
Questo coincide con l’altro aspetto della cannabis che era nei titoli del dibattito, cioè l’essere canapa, una pianta, e di come il nostro rapporto con le droghe coinvolga il nostro rapporto con le piante, dalla coltivazione domestica di piante psicotrope locali, che data da millenni, alle moderne coltivazioni clandestine ma protette, gestite come si dice da persone senza scrupoli che agiscono con il puro scopo di lucro senza alcun controllo su pesticidi, fertilizzanti, forzature, sperimentazioni genetiche ecc.
Tanto più che oltre ad essere una pianta la canapa risulta particolarmente legata alla razza umana dall’ esistenza di endocannabinoidi, cioè di cannabinoidi prodotti dal corpo umano, e di recettori cannabinoidi, presenti soprattutto nell’ encefalo e nel sistema immunitario. Paolo Pesel, chimico farmaceutico, esperto di terapia del dolore, sostanze d'abuso e neuroscienze, ha approfondito le implicazioni degli studi sugli endocannabinoidi e sulla sclerosi multipla e laterale amiotrofica.
Paolo Pesel ci ha parlato pure della leggera euforia che viene descritta come un effetto collaterale di qualche cannabinoide, e considerata irrazionalmente come un effetto negativo, da eliminare con farmaci di sintesi, mentre rappresenta un aiuto e un sostegno nell’ affrontare la malattia, dal punto di vista del malato.
Ho voluto spiegare i motivi dell’ accostamento tra cannabis terapeutica e test antidroga; sono le estreme derive del proibizionismo, laddove sconfina invadendo non solo i diritti al libero comportamento privato ma persino quelli dei malati all’ accesso ai farmaci cannabinoidi; impone un accertamento sul corpo della persona anche in assenza di comportamenti rischiosi, nel caso dei test. Ben diverso è infatti il caso di un test eseguito su chi guida come un pazzo e su chi se ne torna tranquillamente a casa; e i test sono una modalità invasiva sul corpo stesso, sulla persona fisica, che non per caso è la prima ad esser tutelata.
Sulla libera coltivazione domestica un contributo è venuto dal seminario di coltivazione indoor che si è svolto a Milano il 13 febbraio, con Marco Cappato, candidato governatore in Lombardia, se mai ci saranno elezioni democratiche, e Luca Merola, del Canapaio Ducale. Sergio Rovasio aveva già richiamato le disobbedienze civili dei radicali sulla coltivazione domestica, abbiamo richiamato anche le iniziative radicali referendarie, parlamentari, di giurisprudenza, oltre che le spinte transnazionali in USA, nei paesi latinoamericani, e in alcuni paesi d’Europa.
In chiusura, la lettura di un comunicato stampa da Fiumicino, che riporta alla triste realtà italiana. Azione Giovani “Giovane Italia” plaude alla proposta del PD “affinché vengano effettutati i test antidroga nelle scuole medie inferiori e superiori del nostro comune”, e rivendica una azione del 2001 vantandosi di aver occupato e impedito un servizio pubblico di SERT perché secondo loro la riduzione del danno, che pure sta nelle convenzioni di tutto il mondo come pilastro delle politiche antidroga, è la cultura della morte. Il comunicato naturalmente fa ampio riferimento alla candidatura di Emma Bonino per la Presidenza del Lazio, se mai ci saranno libere elezioni.

21 gennaio 2010

GIOVANARDI GO HOME

Poco più di un anno fa, nel dicembre 2008, Giovanardi ci dispensava le sue tronfie intepretazioni dei referendum che si erano appena svolti in Svizzera. “Gli elettori svizzeri infatti hanno bocciato sonoramente con un referendum la proposta di liberalizzare lo spinello e l'Olanda sta facendo precipitosamente marcia indietro visti i danni derivanti dall'apertura dei cosiddetti coffee-shop", dichiarava, mentre appariva chiaro che gli svizzeri avevano semplicemente bocciato la possibilità di diventare l’Amsterdam del Sud Europa, giudicandone, da popolo razionale quale è, i costi superiori ai benefici. La impreparazione e disinformazione di Giovanardi, che pure è sottosegretario con delega alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile, risultano dal voto che nei giorni scorsi, ha approvato, senza alcun contrario, nella commissione della Sanita' del Senato svizzero, una politica di depenalizzazione del consumo di cannabis, che potrebbe in futuro essere punito con una multa disciplinare. Sara' l'omologa commissione della Camera dei deputati a dover legiferare in tal senso, riferisce da Berna una agenzia di stampa svizzera.
Nella stessa direzione si è mossa la Repubblica Ceca, dove dal primo gennaio 2010 sono in vigore i limiti massimi per il consumo personale di sostanze stupefacenti, in alcuni casi tre volte superiori alle quantità consentite in Olanda. E' divenuto legale il possesso di 15 grammi di marjiuana, 1 grammo di cocaina, 1,5 grammo d'eroina, 4 pasticche di ecstasy. Rimane vietato, e quindi punibile, lo spaccio. Né potrebbe essere altrimenti, visto che tutto il mondo deve obbedire alle folli politiche ONU sulle droghe che come tutti sanno sono dannose oltre che inutili allo scopo.
Da parte sua l’ Olanda, che in Europa è stata l’ inventrice della “proibizione legislativa con il principio amministrativo dell’ espediente” ed era già arrivata nel 1976 a differenziare droghe con rischi accettabili e droghe con rischi inaccettabili, perseguendo politiche di legalizzazione delle prime per contrasto alle seconde, si è scontrata con le convenzioni ONU laddove vietano la vendita all’ingrosso; non è stato difficile per i narcotrafficanti soppiantare i fornitori indipendenti locali, inserendosi nella catena di distribuzione nel punto dove l’espediente non è praticabile. Inoltre la disponibilità dei coffee shop attrae dal resto di un Europa proibizionista milioni di giovani che generano non pochi problemi di ordine, oltre che un florido traffico di droghe pesanti.
Sono poche le categorie che in Italia traggono vantaggio dalla posizione ottusa di Giovanardi; tra queste, narcotrafficanti, mafie e corrotti

31 dicembre 2009

Trascrizione dell’ intervento al Congresso di Nessuno Tocchi Caino, nel Carcere di Padova


Grazie, Sergio, di poter prendere la parola in questo Congresso; mi è molto piaciuto il discorso di ieri di Oliviero Toscani quando ha richiamato l’arte e la politica insieme, infatti i radicali sono sempre capaci di svolgere queste scelte altamente simboliche, per il luogo e per le persone presenti che io ringrazio tantissimo di essere qui; oltre le qualifiche che mi ha dato Sergio faccio parte del gruppo degli oltranzisti che hanno condotto l’ultima parte della battaglia per la moratoria delle esecuzioni capitali che andava avanti da quattordici anni, tanti ce ne sono voluti, perché credo profondamente nella nonviolenza e nell’antiproibizionismo, che per me sono quasi sinonimi, quindi sono una disubbidiente civile come Nicolino Tosoni, come Rita Bernardini, come tanti altri qui dentro, ed ho partecipato, appunto, alla battaglia sulla pena di morte che non è vinta per niente: mi è stato chiesto di citare qua un caso soltanto, ed è il caso di un cittadino libanese che è condannato a morte attualmente in Arabia Saudita, per il fatto di essere un mago, di esercitare magia, e solo per questo è stato condannato a morte e molto probabilmente questa condanna verrà eseguita. Allargando un po’ il discorso la pena di morte è una battaglia non vinta se ricordiamo che ogni giorno ci sono diciassettemila persone condannate a morire di fame, ogni giorno, e d’altra parte la guerra è soltanto una condanna a morte di un governo su un popolo o su dei popoli; cerco di essere molto sintetica per questione di tempo ma sarebbero concetti che andrebbero svolti con più tempo. Quindi, sono molto d’accordo sulla proposta di moratorie singole, paese per paese, per l’abolizione, perché certamente sono battaglie che devono essere graduali, sono battaglie immense che necessitano di una certa gradualità nel loro svolgersi. Quando ho iniziato l’azione di oltranzista si era nel 2007, si era appena conclusa la vicenda di Piero Welby, e questo mi aveva fatto riflettere a due concetti che secondo me erano correlati, cioè contro la pena di morte e per una morte senza pena, questi due concetti sono uniti dal fatto che una persona, un essere umano, ha diritto ad autodeterminarsi nella sua morte, specialmente, e nessuno Stato, nessun Governo, nessun prete, nessun medico, nessun giudice, ha diritto di decidere sulla vita di una persona. Un altro concetto che mi ha fatto riflettere in questi giorni è il concetto di morte naturale; la morte naturale era quella che veniva invocata per Eluana Englaro specialmente da parte di quelli che erano contrari all’ eutanasia; la morte naturale è qualcosa che da anni, forse da secoli, non esiste più perché, come già ci diceva Pasolini negli anni ’60, grazie ai progressi della medicina la morte non è più naturale e la razza umana si seleziona anche in base ai progressi della tecnologia; ci viene detto oggi che la morte naturale, quale è la morte naturale? Morte naturale è entrare in carcere per tre piante di canapa e uscire morti dopo trentasei ore. Questa viene definita, da un medico che firma un certificato, morte naturale. Ci sono troppe di queste morti naturali nel carcere, è un argomento sul quale voglio ritornare, di morti per arresto cardiaco, che non vuol dire niente, perché il cuore si ferma, è chiaro, quando uno muore il cuore si ferma, sono definizioni che non hanno assolutamente nessun significato, sono morti che non sono naturali assolutamente, come non è assolutamente naturale il sovraffollamento, ha detto bene Nicolino prima, ci sono leggi per i polli, per i maiali, per tutti, non si vede perché non dovrebbero essere rispettate per gli esseri umani. Il discorso sulle misure alternative è molto interessante, ma bisogna distinguere, molto bene, nel caso dei tossicodipendenti, le misure alternative per i tossicodipendenti, fra chi fa uso e chi è tossicodipendente, c’è una differenza enorme; noi ierisera abbiamo bevuto due bottiglie di vino in quattro, col Professor Scozzafava, con Donatella, con Mina, ma non per questo siamo alcolizzati. C’è una bella differenza fra l’ uso di una sostanza ed essere tossicodipendente, da una parte ci sono persone che sono in carcere per un uso personale, che è un diritto della persona a casa sua nel proprio tempo e spazio, altre che sono veramente malate di tossicodipendenza, perché la tossicodipendenza è una malattia vera e propria e va curata, ma non certamente in carcere. Ci sono persone che addirittura sono in carcere per coltivazione. Il 40 % degli arrestati, lo voglio ricordare ancora una volta, viene arrestato per violazione diretta della legge sulle droghe; anche, volevo ricordare a tutti quelli che dicono che dentro la prigione ci sono persone che hanno sbagliato, che quasi la metà delle persone che sono in prigione sono in attesa di giudizio, quindi forse non hanno neanche sbagliato, non è che per forza hanno sbagliato, ci sono persone che devono ancora essere giudicate. Dentro il carcere si sente fortemente il discorso della disuguaglianza, proprio problemi di classe, si diceva un tempo, questo è un termine molto vecchio, però è ancora attuale. Rispetto alle droghe possiamo vedere la differenza tra Lapo Elkan che va a disintossicarsi in America, Marrazzo va in convento, e vediamo invece Bianzino, Cucchi, e tantissimi altri dei quali non sappiamo i nomi, la fine che fanno e quanta differenza ci sia tra i trattamenti e la maniera in cui vengono giudicati. Ci sono un sacco di distinzioni che andrebbero fatte; sicuramente, rispetto all’operato della polizia penitenziaria, ma non soltanto della polizia penitenziaria, tutto l’apparato intorno, i medici, gli avvocati, c’è una parte sana, ne sono convinta, ma c’è una parte profondamente marcia, mi dispiace ma devo dirlo, gli avvenimenti degli ultimi giorni, che poi sono gli stessi avvenimenti che vediamo dagli anni ’70, configurano non soltanto atti di abuso di potere che vengono compiuti all’interno delle strutture, ma nei processi che seguono dove c’è una serie infinita di omissioni, falsi, dove le parti in causa non hanno gli stessi diritti nel difendersi e non hanno la stessa forza nel poter portare i loro argomenti. I processi vengono truccati, e io faccio un appello, in questi giorni, alla parte sana delle forze dell’ordine e agli apparati, perché l’omertà diventa complicità ed è proprio da loro che io mi aspetto con tantissima fiducia una emersione allo scoperto di tutti questi problemi; se un detenuto extracomunitario ha il coraggio di denunciare che nella cella accanto un detenuto si è lamentato per tutta la notte, non vedo perché lo stesso coraggio non possa averlo chi viene stipendiato e chi crede soprattutto nella legalità, sennò quel mestiere non lo dovrebbe neanche fare. Legalità che non si può reggere sulla paura, non si può reggere sulla vendetta, che deve reggersi sulla fiducia, per questo sono anche molto d’accordo sul tema del fine pena mai, dell’ abolizione dell’ ergastolo, perché è un assurdo, è una mancanza di fiducia completa, nella possibilità di rieducazione delle persone, certamente sono d’accordo anche su quello che riguarda gli internati, dei quali so molto poco, però oltre gli internati ci sono altre strutture che andrebbero monitorate e controllate, strutture nelle quali non possono entrare neanche i parlamentari, orfanotrofi, comunità terapeutiche, case famiglia, residenze protette, c’è tutto un mondo dove accadono cose, bellissime a volte, ma anche orribili, e che andrebbero monitorate e seguite. In conclusione, mi chiedo in merito a tutto il discorso molto complesso di Caino e Abele, chi è Caino e chi è Abele? Tutti noi, dentro di noi, siamo sia Caino che Abele, e alla fine la madre è la stessa, per Caino e per Abele. Grazie

19 dicembre 2009

QUESTE MORTI NON SONO NATURALI, E NON SI POSSONO PIU' ACCETTARE

16 dicembre 2009
Un giudice del Tribunale di Perugia ha ritenuto di archiviare il processo per la morte di Aldo Bianzino, non accettando le richieste degli avvocati dei familiari, non considerando le evidenze delle perizie prodotte. Ci viene detto che entrare in carcere per coltivazione domestica di canapa e uscirne con gravissime lesioni al fegato prodotte in vita, come da perizia medica, è una "morte naturale"; che il rinvio a giudizio di un agente di polizia penitenziaria per omissione di soccorso, omissione di atti di ufficio, falso, non è indizio della volontà di nascondere il vero; che è normale che spezzoni di un filmato, che il giudice non ha ritenuto utile acquisire nell' originale, mostrino un uomo in tuta mimetica, del quale si ignorano funzioni e ruolo, presente all' interno della struttura la notte della cosiddetta morte naturale di Aldo Bianzino.
Non finisce qui, per Aldo e per le tante "morti naturali" che come una epidemia infestano le strutture e gli apparati di quella che non è più definibile Repubblica democratica. La rivolta radicale nonviolenta continua.
Claudia Sterzi

12 dicembre 2009

11 dicembre 2009

Ieri, 11 dicembre, giornata di mobilitazione staordinaria per l' opposizione all' archiviazione del processo per la morte in carcere di Aldo Bianzino, giornata nella quale si è svolto, il pomeriggio, un dibattito presso la Facoltà di Scienze Politiche di Perugia, organizzato da radicaliperugia.org, con il lavoro di Liliana Chiaramello, segretaria, e il coordinamento di Alì Adamu, ricorreva anche l'anniversario della morte di Gabriele Sandri, ucciso a 26 anni da un colpo di pistola esploso da un poliziotto in una zona di sosta dell'autostrada, vicino ad Arezzo.
Gabriele Sandri era un ragazzo di 26 anni che stava andando in macchina, insieme ad amici, a seguire una partita di calcio. Una morte quindi non collegabile al proibizionismo nè al carcere, ma che si allaccia alla ormai interminabile serie degli abusi di potere che troppo sangue hanno versato per tutta l'Italia. Abuso di potere che si evidenzia anche nei dibattimenti processuali che seguono, dove la disparità tra le parti in causa è evidente e la verità viene seppellita sotto omissioni, falsi, aggiustamenti, menzogne.
Proprio a quella parte sana delle forze dell'ordine e delle istituzioni tante volte evocata, che esiste, è richiesto uno sforzo di coraggio e di onestà perchè abbia fine la vile copertura di reati che se non è complicità vera e propria configura comunque un comportamento omertoso, indegno di chi la legge è chiamato a difendere.

10 dicembre 2009

DA BIANZINO A MARRAZZO, LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI


Domattina, 11 dicembre, davanti al Tribunale di Perugia, ci sarà una mobilitazione straordinaria per l'udienza che riguarda Aldo Bianzino, arrestato per coltivazione domestica di cannabis e uscito poche ore dopo già morto di galera. Sarà presente anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, anche lui morto di galera.
Nel pomeriggio, presso l'Università di Perugia, Facoltà di Scienze Politiche, ore 15.30, dibattito sull'antiproibizionismo con Michele Rana, membro del Comitato di Ri, Carla Cicoletti, Docente di Sociologia della devianza; Alvano Fiorucci, giornalista Rai, Michele Pietrelli, MEETUP Perugia, Claudia Sterzi, Segretaria Ass. Radicale Antiproibizionisti.
Il dibattito, dal titolo "Da Bianzino a Marrazzo: conseguenze del proibizionismo e alternative future", organizzato da radicaliperugia.org e Associazione Radicale Antiproibizionisti (@ra), vedrà anche la partecipazione di Rudra Bianzino , figlio di Aldo.

CASO BIANZINO: VENERDI 11 DICEMBRE MOBILITAZIONE DEI RADICALI DAVANTI AL TRIBUNALE DI PERUGIA, CON ILARIA CUCCHI. NEL POMERIGGIO DIBATTITO.



Venerdì prossimo, 11 dicembre, il Giudice dovrà pronunciarsi per la terza volta sull’opposizione presentata dai legali dalla famiglia Bianzino alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Aldo.

Contro l’archiviazione del caso, affinché sia fatta luce sulla vicenda e resa giustizia ad Aldo, come chiesto dal giovane figlio Rudra, venerdì mattina dalle ore 8.30, i Radicali terranno una mobilitazione straordinaria davanti al Tribunale di Perugia (via 14 settembre), alla quale prenderanno parte anche ILARIA CUCCHI, sorella di Stefano, e la Vicepresidente del Senato EMMA BONINO.

Venerdì 11 dicembre con Emma Bonino a Perugia davanti al Tribunale Via 14 Settembre a partire dalle ore 8,30 mobilitazione straordinaria dei radicali, degli amici di Beppe Grillo e del Comitato ‘Verità su Aldo Bianzino’ contro l’archiviazione del caso;

Venerdì 11 dicembre a Perugia alle ore 15,30 all’Università di Perugia, presso la Facoltà di Scienze Politiche, dibattito aperto su Antiproibizionismo con Claudia Sterzi, Segretaria Ass. Radicale Antiproibizionisti, Michele Rana, membro del Comitato di Ri, Carla Cicoletti, Docente di Sociologia della devianza; Alvano Fiorucci, giornalista Rai.

4 dicembre 2009

CARCERI: RADICALI SOSPENDONO SCIOPERO DELLA FAME E RINGRAZIANO FRANCESCHINI. “ORA DALLE PAROLE SI PASSI AI FATTI”

Oggi alle 14.49
Apprendiamo con molta soddisfazione la notizia dell’iniziativa del Capogruppo PD alla Camera dei deputati Dario Franceschini che stamane ha inviato una lettera al Presidente della Camera Gianfranco Fini nella quale preannuncia la richiesta da parte del Gruppo PD di inserire nel calendario dei lavori dell’Assemblea del mese di gennaio, l’esame delle mozioni concernenti la grave situazione di vita nelle carceri italiane.

Lo afferma Rita Bernardini anche a nome di coloro che assieme a lei hanno condotto per 16 giorni uno sciopero della fame per la calendarizzazione della mozione sulle carceri che ha raccolto le firme di 89 deputati appartenenti a diversi gruppi parlamentari.

“Con Irene Testa, Claudia Sterzi, Annarita Di Giorgio, Riccardo Magi, Luisa Simeoni, Donatella Trevisan e Donatella Corleo, abbiamo condotto questa prima parte della lotta nonviolenta, che oggi decidiamo di sospendere, per il ripristino della legalità e della dignità nelle carceri italiane. Il dialogo nonviolento ha, ancora una volta, dato i suoi risultati. Ne siamo convinti: le armi della nonviolenza sono davvero le uniche efficaci contro le illegalità protratte dello Stato nei confronti di tutta la comunità penitenziaria. Ora si tratterà di vigilare a che dalle parole si passi ai fatti e alle soluzioni che non possono più essere rimandate.

Anche queste sono le ore scandite dalle morti in carcere; un detenuto è morto all’Ucciardone e due a Secondigliano. Sono 168 dall’inizio dell’anno di cui 66 suicidi: questo stillicidio di vite che se ne vanno impongono a tutta la classe politica di mobilitarsi e di agire per rendere le carceri – come afferma Franceschini nella sua lettera a Fini – degne di un paese civile.

30 novembre 2009

COMUNICATO DI RIVOLTA N. 4

Da dodici giorni, insieme a Rita Bernardini, Irene Testa, Annarita Digiorgio, Luisa Simeone e Riccardo Magi, conduciamo una lotta nonviolenta in forma di sciopero della fame perchè il Governo e il Parlamento rivolgano i loro occhi alle penose, terrificanti, incivili condizioni nelle quali vengono tenute le decine di migliaia di detenuti nelle carceri italiane, e, insieme a loro, tutto il personale penitenziario. E' stata presentata dalla On. Rita Bernardini una mozione che impegna il Governo su diversi punti, firmata da più di 70 parlamentari; ne chiediamo la calendarizzazione.
Siamo consapevoli, da radicali che spesso sono entrati nelle carceri, della barbarie con la quale i detenuti sono puniti, e non rieducati; per questo la nostra battaglia per quanto dura è un impegno indispensabile.
Chiediamo a tutti di unirsi a noi aderendo, anche per un giorno, al nostro sciopero della fame, a questo link http://www.radicali.it/appello_carceri/form.php , dove si può leggere anche il testo della mozione.

23 novembre 2009

COMUNICATO DI RIVOLTA N.3

LIBERARSI DALLE MAFIE

Inizia il quinto giorno di digiuno, per Rita Bernardini, Irene Testa, Annarita Digiorgio, Alessandro Litta Modignani e me, per la calendarizzazione della mozione presentata dall' On. Bernardini e altri, sulla insostenibile condizione delle carceri italiane.
Condizioni carcerarie che ci riportano sempre di più a un medioevo che avremmo voluto fosse rimasto solo un ricordo storico.
In queste carceri vivono, o meglio sopravvivono, cittadini rei solo di coltivazione per uso personale di canapa, un reato che farebbe ridere se non fosse per la tragedia sociale, umana e politica delle sue conseguenze.
I radicali da decenni combattono una battaglia nonviolenta per la depenalizzazione del consumo personale e quindi anche della coltivazione domestica; nella mozione presentata si richiama anche l'ultimo disegno di legge presentato che è, appunto, dell' On. Bernardini, e che equipara la coltivazione domestica all'uso personale, come sembrerebbe ovvio ma non è. Quale reato commettono i cittadini che coltivano per se stessi, se non quello di non finanziare il narcotraffico, che contribuisce in misura preponderante alla sopravvivenza delle mafie?
Per la libertà di uso e di coltivazione, per liberarsi dalle mafie e dal narcotraffico, prosegue dunque la nostra rivolta nonviolenta alla quale invito tutti gli antiproibizionisti, i consumatori e i coltivatori ad unirsi.

20 novembre 2009

COMUNICATO DI RIVOLTA N.2


FUORI I COLTIVATORI DAL CARCERE


La coraggiosa testimonianza di Rudra Bianzino, resa sabato scorso al Congresso di Radicali Italiani e ieri sera ad Anno Zero, riporta all'attenzione pubblica, oltre alla tragedia umana e politica della condizione delle carceri italiane, il dramma politico costituito dalla criminalizzazione di una pianta, la canapa, che ci vedeva nel secolo scorso secondi produttori mondiali.
Il divieto di coltivazione è un assurdo giuridico, un dettato illiberale che trascina in carcere migliaia di cittadini colpevoli di non aver voluto finanziare le mafie del narcotraffico.
In considerazione anche di questo, proseguo lo sciopero della fame in sostegno della mozione presentata dai deputati radicali e in difesa di tutte le vittime del proibizionismo.