20 maggio 2009

Torre Argentina 76 / Politica 2009

Diario del giorno 1001

Dal 2000 ad oggi, gli scioperi della fame me li sono fatti quasi tutti. Pur non avendo conosciuto Pannunzio, e senza esser stata presente a Pisa con Sofri, Mughini e Marino, (di quest' ultima circostanza non finirò mai di compiacermi), comincio a vedere una luce in fondo al tunnel di un master in militanza nonviolenta radicale.

Questo è quindi un poster sia particolare che straordinario che riprende la forma nella quale questo blog fu iniziato, ai tempi della moratoria. La forma del diario.


Oggi è il quinto giorno di uno sciopero assoluto della fame e della sete di Marco Pannella. (E come non ricordare il capolavoro patafisico "L'amore assoluto" di Alfred Jarry?). C'è qualcosa di uguale a tutte le altre occasioni simili, c'è qualcosa di assolutamente diverso.


Per esempio, io non ho aderito allo sciopero della fame che i dirigenti e i militanti radicali hanno intrapreso, chi per sostegno, chi per accompagnamento, chi per fame di fama. L'ultima esperienza degli otto giorni per il voto ai disabili, che per altro come prevedibile non è affatto una vittoria consolidata, è stata, nonostante la relativa brevità, assolutamente devastante per me personalmente, della qual cosa scrivo in pubblico perchè io sul mio blog ci scrivo quello che mi pare. Tanto mi pago da me.


Semplicemente, non ci si fa più. La routinizzazione del rito nonviolento fino a creare istituzioni ed abitudini, se non analizzato con un minimo di consapevolezza da parte del mondo radicale, mostra la corda e la mostra in procinto di spezzarsi.


Si intravedono anche oggi lodevoli tentativi di rivoluzione e cambiamento, scoordinati e in conflitto tra loro.
Mentre va in scena un autentico dramma politico.


Il tempo, oggi, qui dentro, non solo è leggermente sfasato, è del tutto sospeso.
Riunioni molto particolari si susseguono, culmini di passioni si alternano con ghiacci perenni. Tensioni si inturbinano e si sciolgono, baci antichi e antichi rimorsi.
Nel frattempo la lista radicale non compare nei sondaggi, e rari e malfatti copiaincolla documentano al popolo italiano che esiste fra di loro una voce resistente in piena lotta.
C'è sempre un fatto di cronaca spicciola che è più importante, uno scampolo di marchetta culturale, un gossip rasserenante. C'è sempre e comunque un potere, un popolo, beni ed immobili da dividersi e da saccheggiare. Una sentenza camuffata, una deroga alle liste di attesa, cibo buttato via e gente che muore di fame.
Il regime infame c'è. Alla faccia del bipartitismo.
La lista radicale c'è. Altamente imperfetta, ma è già un miracolo che ci sia.
Fate voi.

10 maggio 2009

9 maggio, Milion Marijuana March, quel che i giornali non dicono.

Foto della Marcia 2005, 2007, 2008.

CIO’ CHE RESTA TRA LE RIGHE

Ieri, 9 maggio, a Roma, si è svolta la Milion Marijuana March 2009 . Migliaia di giovani, vendita e uso liberi di droghe illegali all'interno, musica amplificata e polizia ai bordi; età prevalente 15/30, pochi adulti, quasi assenti bambini e cani, maggioranza maschi, classe sociale mista compresa tra figli di papà e extracomunitari o barboni; servizio d'ordine obsoleto, niente veline, niente televisioni, Piazza Repubblica occupata per metà con libero uso di droghe nei bei portici coi tappeti. Inoltrandosi ben dentro l'adunata, laddove i decibel sono troppi per chiunque, e l'odore della skunk era dappertutto, si vedevano cose che tutti coloro che hanno figli sotto i trenta anni farebbero bene a osservare invece di accondiscendere rassegnati alla compartimentazione stagna che configura la società, per la quale gli adulti non conoscono e neanche immaginano la vita reale che fanno i loro figli, e viceversa. Per non parlare di chi di giovani si occupa per motivi professionali ed è stipendiato per farlo.
La maria era invero la droga illegale più usata; ne deve essere andata via letteralmente a tonnellate ( l'Italia, nel World Drug Report 2008, è balzata al primo posto in Europa per consumo di cannabis), ma l'adunata era dedicata a tutte le droghe specie le chicche e le gocce ( anche per quanto riguarda le ultime droghe di sintesi l'Italia risulta ai primi posti, nonché per la cocaina, grande grazie dei narcotrafficanti a Giovanardi Serpelloni & Co ).
Comprare droghe illegali, dalla skunk al ghb, passando per coca e anonime pasticche bianche, era la cosa più semplice del mondo, bastava pagare, esattamente come per l’acqua e la birra.
Niente circa la terapeutica, almeno nelle prime ore; può essere che dopo se ne sia parlato. Degli obiettivi dichiarati dagli organizzatori ( depenalizzazione droghe, libera coltivazione, cannabis terapeutica ) risaltava il primo, con un certo accento posto sul conflitto tra ragazzi e forze dell’ ordine, come se i poliziotti fossero responsabili delle leggi che fanno rispettare e i ragazzi dovessero assumere come capro espiatorio altri ragazzi, con buona pace di Pasolini e Valle Giulia.
Sotto uno striscione che si faceva notare nell’apertura della marcia, “Aldo vive”, due santoni indù shivaisti. C’erano poi i settori “No prisoners”, “Sostanze”, e gli anfratti dove venivano assistiti quelli che si sentivan male, e dove la mano d’opera dello spaccio si divideva roba e denari alla luce del sole.
Le note di “E la pula bussò con gli occhiali da sole… “ sono state occasione per i primi cori anti – poliziotti.
L' organizzazione ha guadagnato molto dalla rivendita di acqua e birra per non dire altro; dalle prime ore del giorno fino alle 17 e 30 i ragazzi sono stati tenuti al sole con colonna sonora intensa e l' imperativo categorico di drogarsi, sfruttando al massimo la zona franca di antiproibizionismo arbritario concessa loro. Quando la marcia ha marciato, dal primo camion del corteo, con le insegne dell'organizzazione, per bocca di un deejay motivatore veniva reclamato a gran voce il diritto di drogarsi e venivano lanciati slogan contro i poliziotti.
La nonviolenza effettiva dimostrata dal fatto che non ci sono stati incidenti ottenuta non col lavoro su stessi e convinzioni approfondite, ma con l'ottundimento degli anestetici e dell'alcool.
Esistono in Italia numerose zone franche estive ( in Toscana per esempio Arezzo Wave, Pelago on the road, Pistoia blues, le feste della canapa sul litorale, ecc.ecc., ) ma la dimensione della manifestazione di sabato, sia nei numeri, sia nel suo livello nazionale e metropolitano, evidenziava il tragico aspetto delle conseguenze del proibizionismo sulla crescita della nostra meglio gioventù. Per intendersi e generalizzando un po’, quella che non troverete ai provini per un reality o per una selezione di Lele Mora. L’ osservazione del mercato delle droghe illegali dagli anni ’70 ad oggi in Italia ma anche nel mondo, fornisce la prova degli interessi che si nascondono dietro le strategie proibizioniste, i proibizionisti in malafede però si sono appoggiati sull' ignoranza e sul pressapochismo della classe dirigente.
E su questo, tornando in Italia, si spazia dalla vicenda del deputato dell’ Udc Cosimo Mele, che oggi in aula sostiene impavido il teorema delle cattive compagnie, nelle persone di due ragazze che l’avrebbero circuito, a giustificazione della sua serata sesso e cocaina, e figura nelle liste dei candidati alla Provincia di Brindisi nel Pdl ( con tanta solidarietà a Cosimo, che almeno ha avuto il buon gusto di peccare fuori dall’orario di lavoro e non dentro i palazzi che noi cittadini contribuiamo a mantenere, solidarietà da ritirare se fossero dimostrate le accuse di omissione di soccorso ), alla disinformazione proposta oggi dai giornali, dove in trafiletti miserabili, copia e incolla e pure male, in cronaca Roma, si parla di centinaia di giovani, molti giovani, e se ne parla solo in relazione ai 20 camion sound system e ai 10 interventi degli operatori del 118; è chiaro che nessuno ha sentito il bisogno, o avuto il coraggio, di andare a vedere di persona. Per il Manifesto fino a domani l’ articolo intero è riservato agli abbonati. Menomale che eran comunisti :-). Ci sarebbe poi da dire che Viagra e Cialis sono performativi o dopanti, parlare dei difetti degli psicofarmaci, ma perché infierire?
I radicali spesso e a ragione rilevano il silenzio e la mala informazione dei media sulle iniziative e battaglie politiche radicali, ma se cinquemila radicali si riunissero i media ne renderebbero conto un po’ più di quello che fa con i ragazzi della Milion Marijuana March e manifestazioni affini. Perché questi ragazzi sono già rassegnati a non conoscere i loro diritti e a non averne alcuna certezza, non solo per quanto attiene ai loro comportamenti privati, anche nelle scuole, nel mondo del lavoro, in famiglia, ed è assai banale convincerli a rivolgere la loro rabbia contro i poliziotti; non è più un problema di consenso, nascono già consensati, e a votare ci vanno sempre meno.
La libera coltivazione domestica e la cannabis terapeutica sono due punti di inizio per iniziative politiche; la seconda è la più probabilmente vittoriosa, perchè attiene ai diritti dei malati e viene sostenuta anche da parte del centrodestra. D' altra parte la prima può aggregare un ben più grande numero di consensi, per il suo valore liberale di rispetto dei comportamenti privati.
Da poco una bizantina sentenza della Corte della cassazione ( coltivare canapa non è reato finché non sia matura ) riduce il tempo di rischio del coltivatore autonomo. Il fattore tempo è quello che più scoraggia i consumatori, malati e non, dalla coltivazione; per comprare l'erba in piazza si rischia per il tempo del consumo, per coltivarsela occorre rischiare per almeno tre mesi.
I recenti dati della Polizia di Stato ci informano che nel 2008 sono state segnalate all ‘Autorità giudiziaria 35.097 persone per uso e/o compravendita di sostanze stupefacenti illegali; in particolare le operazioni sulla piante di cannabis nel 2008 sono state 1.079, il 18 e mezzo % in più rispetto all’anno precedente.
Nella cronaca sportiva il numero di atleti beccati con la cocaina cresce e si arrichisce: Boonen, ciclista, Gasquet, tennista, Carrozzieri, calciatore, solo negli ultimi giorni.
Questo non è un regime e neanche un basso impero: è una satrapia. Come tutte le satrapie, richiede sacrifici umani di gioventù.










19 aprile 2009

sintesi patafisica

cinque post dopo il dibattito e l'immersione nel campo

dibattito pubblico a Pistoia: antiproibizionismo radicale, proposta di governo o follia? 18 aprile 2009, Sala Nardi
il dibattito pubblico è ben riuscito, nel senso che si sono espresse più posizioni antitetiche, con momenti di tensione ma seguendo un filo logico di discussione; il tema proposto, cioè l'antiproibizionismo radicale, è stato a tratti soverchiato dalle polemiche che i rappresentanti di comunità hanno intrapreso. La claque di una comunità in particolare si è distinta per interruzioni, scompostezza, tentata appropriazione del microfono, prepotenza e villania, oltre che esibendo una povera signora, condotta a una crisi isterica che pareva una trance mistica, nel tentativo di dimostrare che se ci fosse stata la somministrazione controllata di eroina suo figlio sarebbe morto, senza considerare che è perchè l'eroina è proibita che suo figlio ha rischiato di morire. ...

... I presenti erano intorno ai 70, c'è stata una ora e tre quarti circa di interventi intorno ai 10 minuti di dieci oratori, poi domande e interventi dal pubblico e secondo giro.
La stessa comunità indisciplinata si è poi risentita perchè il medico dell'altra comunità ha dato dell' ignorante al suo leader, sedicente ex tossico imprenditore, che sosteneva che non necessita un medico per prescrivere terapie sostitutive, che, obiettivamente, se si chiamano terapie un motivo c'è. Inoltre non ho ben capito perchè hanno espresso a gran voce dissenso di fronte all'affermazione che la tossicodipendenza è una malattia, chissà cos'è secondo loro, forse una insidia del demonio.

Il consigliere comunale di AN PDL si è ben comportato all'inizio, ma poi ha fatto il furbino della stazione in fondo, sostenendo di esser stato censurato e ironizzando sui termini libertari e democrazia, invece non è stato censurato proprio per nulla, nè lui nè nessun altro.
Mentre durante il primo giro di interventi ho seguito il merito del dibattito e ho commentato tra l'uno e l'altro, nel dibattito pubblico il gestire l' ordine degli interventi è stato più impegnativo. La formula del "forum", uno dei modelli delle scienze sociali che in altri paesi vengono promossi e pagati dai governi, ha consentito l'emergere di scambi repressi da decenni nel dibattito pubblico, che viene condotto generalmente tra forze fra loro compatibili e similmente orientate, con una serie di "come ha detto l'illustre collega che ha parlato prima".

Il presidente di "Giustizia e libertà" ha portato un contributo colto e illuminato, di ragionevole dubbio e considerazione umana. La assessore Dei alle politiche sociali ha affrontato con molto garbo il tema degli stili di vita odierna e delle dipendenze che non riguardano solo i giovani e non solo le droghe illegali. Luca della comunità che cura nel nome di cristo si è presentato con la bibbia ecc.ecc.

L'ultimo post lo dedico al senatore Perduca che si è sottoposto a venire in una cittadina toscana a rappresentare l'antiproibizionismo radicale pervicacemente fino in fondo, cosa che non è da tutti, e del che l'associazione gli è grata.

9 aprile 2009

INTERVENTO AL COMITATO 4 APRILE 2009

Buongiorno, io parlerò di un argomento che non tratto quasi mai, cioè dell’antiproibizionismo sulle droghe. Allora, ci sono secondo me delle ottime notizie in questo campo: la prima buona notizia è che i radicali ricominciano a occuparsi di questa tematica. Io mi occupo di antiproibizionismo da quando avevo quattordici anni, quindi sono parecchi decenni, però in maniera istituzionale, all’interno del partito, è circa un anno, un anno e mezzo che me ne occupo e devo dire che in questo ultimo periodo ho visto una crescita in numero e in qualità degli interventi di tutti i radicali sul tema, i comunicati sono decuplicati sul tema, mentre per un po’ di anni era qualcosa che era quasi scomparsa dai nostri orizzonti.
Altre buone notizie su tutto un altro fronte sono quelle che ci arrivano internazionali, c’è stato per esempio il presidente Morales che all’apertura del convegno di Vienna dell’ONU sulle droghe ha pubblicamente mostrato e masticato una foglia di coca, chiedendo la depenalizzazione dell’uso tradizionale, uso tradizionale che coinvolge 10 milioni di persone nelle zone andine, da circa 3000 anni, mi sembra anche questo un argomento interessante, ha chiesto la depenalizzazione della foglia di coca, pur ammettendo che si mantengano le proibizioni sulla pasta di coca, cioè su quello che poi è il prodotto che viene elaborato e mandato nel mercato, però ha chiesto la depenalizzazione della foglia, così come gli ex presidenti sudamericani del Brasile, Cardoso, del Messico, Zadillo, della Columbia, Gaviria, quindi degli esperti di droghe, perché sono persone che sono state presidenti di paesi fortemente coinvolti nella produzione e nel traffico di droghe, hanno chiesto, l’11 febbraio a Rio de Janeiro, la depenalizzazione della marijuana, quindi un’altra foglia, un’altra pianta, per uso personale, e sollecitato un cambio di strategia nella lotta alle droghe. Questo intervento ha avuto luogo durante una commissione latino americana, da loro promossa, su droghe e democrazia. Il documento finale chiede che si rompa il silenzio sulle droghe e che si apra il dibattito in tutto il mondo; la violenza e il crimine organizzato legato al traffico delle droghe costituiscono uno dei problemi più gravi dell’America latina, ed è imperativo rettificare le strategie della guerra alla droga adottate nella regione negli ultimi trenta anni. Questo messaggio si rivolgeva non soltanto ai loro paesi ma anche a tutti i governi dell’America latina, di USA e Unione europea.
E in USA, col cambio di presidente, l’amministrazione Obama si è subito mossa anche lei in questa direzione, annunciando di essere pronta ad abbandonare il proibizionismo e la guerra alla droga del presidente Bush, la tolleranza zero, mutando la propria politica all’indirizzo della prevenzione e della riduzione del danno, quindi ha immediatamente abolito ogni tipo di pena per gli Stati che distribuiscono e che permettono ai malati di curarsi con la marijuana terapeutica, e nello Stato di New York si sta anche avviando un esperimento di depenalizzazione anche per l’uso personale di cocaina e di eroina. Questo secondo me in parte riguarda anche il rapporto, questo è un discorso molto vasto, l’accenno e basta, il rapporto dell’uomo con l’ambiente e con le piante, la maniera in cui l’uomo si mette in relazione con le piante, perché alla fine le droghe in origine sono tutte piante, quelle legali, quelle illegali, il vino o la grappa, cioè dire ai contadini andini di non masticare la foglia di coca sarebbe stato come dire 50 anni fa ai contadini nostri di non farsi il vino, né di farsi la grappa e tutto questo tipo di prodotti.
Dall’altra parte invece in Italia abbiamo delle notizie pessime, perché Fini si è molto rincivilito da quando è presidente della Camera, però sulle droghe ancora lo trovo perlomeno carente. Cattive notizie nel senso che si ascoltano le conclusioni della Conferenza di Trieste, non sto neanche a ripetervele perchè le cose che sono state dette, sono una concezione salvifica, una concezione del tossicodipendente che fin dall’ infanzia è un predestinato, poi una serie di lamentele lunghissime sulle nuove droghe, che in realtà sono create dal proibizionismo, poi su queste ritorno.
Ora volevo fare un piccolo inciso sulle elezioni europee, la campagna elettorale, sì, no, con chi, chi, da un certo punto di vista perdere lo spazio a Bruxelles che noi abbiamo avuto in tutti questi anni con Marco Pannella e con Marco Cappato sarebbe veramente un peccato perché abbiamo avuto anche con l’Alde delle grosse occasioni di convegno e di ospitalità; dall’altra io non voglio assolutamente ritornare sulla polemica se siamo stati umiliati e offesi ecc. però vendersi per una lenticchia potrebbe diventare un vizio, una volta può succedere perchè uno ha bisogno, ma se diventa un vizio (interruzione Bonino) quello che a me interessa, se una campagna elettorale viene fatta, o se anche non viene fatta, che l’antiproibizionismo ritorni fra i nostri temi, e le disobbedienze civili, perché secondo me questo è un tema che ci attira del consenso popolare, non ce lo toglie affatto, anzi ce lo attira con la possibilità recupero di voti di persone che non vanno più a votare da anni, magari non è un tema unico, certamente, però non è da sottovalutare.
In più, ce ne possiamo anche fregare, però ci sono le grosse ricadute sulla economia mondiale e sulle persone, io sono pronta anche ad ammettere che drogarsi non è un diritto ma una facoltà, che l’abuso e la tossicodipendenza sono malattie sociali, certamente, quello che poi però mi fa indignare, irritare, e siccome tra radicali va di moda parlare con un certo linguaggio, quello che mi fa incazzare, sono le ricadute sulle persone, sul popolo, sulla gente.
Persone come un ragazzo che ci ha scritto recentemente, all’ associazione Luca Coscioni una lettera: lui lavora da dieci anni, si alza tutte le mattine, guida il furgone per portare il pane, una mattina ha avuto un piccolo incidente, siccome si era fatto una canna quattro giorni prima, gli hanno ritirato la patente, non lavora più, l’avvocato da pagare, insomma rovinato. Persone come mio figlio, che fa il muratore e rischia la vita tutto il giorno sulle impalcature e di questo non gliene frega niente a nessuno, però se quando scende alle sei di sera volesse farsi una cannina o anche bersi un aperitivo e andare a casa in macchina correrebbe dei grossi rischi.
Anche penso alle ricadute sui malati, che non hanno accesso alle terapie e non hanno libertà di cura e di terapia; perchè mi risulta che i radicali si occupino del quotidiano, non tanto delle cucine e delle camere da letto che è una immagine vecchia, ma del quotidiano che avviene nei luoghi comuni differenziati della società di oggi.
Penso prima o poi bisognerà riprendere anche il discorso delle mutilazioni genitali femminili, con particolare accento su quelle che noi abbiamo nel nostro paese, perchè è ormai anche questo un fenomeno che fa parte del quotidiano perché se è vero, anche se i dati sono incerti, perché sono stime, perché è un fenomeno clandestino, se è vero che abbiamo 5000 bambine a rischio, in Italia, a rischio di mutilazione, 40000 donne mutilate, mi sembra che sia un problema che ci può riguardare, queste bambine vanno a scuola insieme alle nostre, vanno all’asilo insieme alle nostre, è qualcosa che ci riguarda da vicino, e non è perché avviene in un “sotto” antropologico che possiamo fregarcene. E’ sotto silenzio perché naturalmente se a queste bambine venisse tagliato un dito tutti si indignerebbero, sarebbe una cosa che appare chiara e solleverebbe l’indignazione popolare; siccome avviene "sotto" non viene quasi considerato e sembra che non esista.
Questi segnali che io vedo da parte dei radicali di ripresa dell’argomento dell’antiproibizionismo, in particolare, io spero bene di non dimenticarmi nessuno, però in particolare vorrei riconoscerli ai senatori Perduca e Poretti, al deputato parlamentare europeo Cappato, all’ onorevole Bernardini, naturalmente a Marco Pannella, anche al gruppo piemontese, ho ascoltato ultimamente gli interventi di Nathalie Pisano, mi sono sembrati molto interessanti, in Piemonte c’è un’attività sulle droghe, sulle narcosale, è una cosa importante e che comunque va sostenuta, sono poi quelli che sono occupati in tutti questi anni, in maniera continua, che non hanno mai abbandonato il tema.
Il senatore Perduca, in una interrogazione parlamentare sugli sprechi, invece di fare le pulci alle casalinghe e ai casalinghi disperati, come fa Brunetta, si è detto vediamo quanto i compagni di merende della guerra alla droga spendono dei nostri soldi. Questa fa parte di una serie di interrogazioni che insieme a Donatella Poretti lui ha fatto, nel frattempo è arrivata una risposta ad una interrogazione precedente nella quale si chiedeva di chiarire la posizione assunta dal governo italiano in occasione della conferenza di Vienna, cioè della annuale conferenza delle droghe dell’ONU, in merito alle politiche della cosiddetta riduzione del danno. Giovanardi, con la consueta stolidità, perché almeno fosse intelligente oltre che furbo, non chiarisce un bel niente anzi confonde ancor più le acque, opponendo alle politiche della riduzione del danno e della bassa soglia una visione salvifica della persona affrancata dall’uso di qualsiasi sostanza stupefacente, recuperata totalmente. Mi chiedo chi sia la persona affrancata totalmente dall’uso di qualsiasi sostanza stupefacente, penso che non ne esista nemmeno una.
In questa risposta all’interrogazione di Perduca c’è anche una piccola chicca sulla prostituzione, dove Giovanardi parla di “comportamenti sociali devianti” indotti dall’uso di droghe, e fra questi comportamenti devianti ci mette anche l’esercizio della prostituzione, che non mi risulta sia un comportamento deviante, l’esercizio, chiaramente sì la riduzione in schiavitù, o che si prostituisce per comprarsi la dose ecc., però di per sé l’esercizio della prostituzione chiamarlo comportamento sociale deviante quando è un comportamento che esiste dall’inizio del mondo, mi sembra veramente indicativo della sua mentalità.
Dunque, da parte di Perduca e Poretti tutta una serie di interrogazioni sul tema, sulla marijuana terapeutica, su varie cose. Da parte dell’ onorevole Marco Cappato, attraverso l’ Associazione Luca Coscioni, c’è una azione di difesa dei diritti del malato, sulla libertà di cura e terapia, con i derivati della cannabis, sulle terapie del dolore, ed è proprio in relazione a questo che ho partecipato a Bruxelles ad un workshop sulle droghe, dove abbiamo avuto veramente una serie di informazioni interessanti, tipo l’impossibilità di avere dati certi, di avere soltanto stime, come tutti i fenomeni clandestini, e questo è un aspetto importante, come dicevo delle mutilazioni genitali femminili, che non è possibile sapere quante sono, perché non essendo un fenomeno legale non è possibile contarlo, o non è possibile, richiede diciamo una serie di indicatori e metodologie complicate, o come l’indagine conoscitiva sull’eutanasia clandestina, alla fine il proibizionismo rende anche dei fenomeni non studiabili, la clandestinità nel campo delle droghe ha prodotto un mercato centralizzato e organizzato in mano ad associazioni a delinquere, come tutti i fenomeni clandestini ha creato un campo di ricerca parallelo; per cui droghe sintetiche piccole e senza odore l’ uso non è più com le siringhe o con le canne che si vedono ma è tutto a base di pillole piccole, di assunzione facile, c’è una ghettizzazione dell’uso, droghe nuove che sfuggono ai nodrugtest e una serie di ricerche che vengono compiute non tanto per creare sostanze con effetto migliore e con minori danni sulla salute ma per creare sostanze che sfuggano ai test, e questo poi alla fine è girare intorno al problema, il nemico non è la droga, che è sempre esistita, ma è il mercato illegale, perché le stesse evidenze sono di fronte a me come ai proibizionisti la disponibilità legale genera meno fenomeni di abuso e dipendenza della proibizione, questa è una verità che si può constatare con l’osservazione semplicemente della storia. Un altro argomento trattato a Bruxelles è stato quello dell’oppio afgano, abbiamo avuto una bella relazione sul progetto “Papavero come medicina”, dove ci hanno detto chiaramente che, in Afganistan, “le attuali politiche di guerra alla droga sono in contrasto con i progetti delle comunità internazionale per la stabilizzazione, sviluppo e ricostruzione", e questo riguarda molto l’Europa, intanto perché dà i soldi per queste politiche, poi perché ne subisce il ritorno attraverso l’eroina che poi ci inonda e viene assunta dai nostri figli. Perduca, Cappato, Bernardini, l’onorevole Rita Bernardini, le disobbedienze civili, il grandissimo lavoro sulla giustizia e sulle carceri, che sono temi strettamente legati al proibizionismo, alla tematica del sorvegliare e punire, alle dinamiche autoritarie e fasciste, la sacrosanta funzione rieducativa della pena che tanti anni di studio e di applicazione è costata nei secoli. Argomenti che Rita ci ripropone sempre con grandissimo impegno e passione.
Marco Pannella ci richiama ormai da mesi, nelle conversazioni settimanali o anche in altri momenti, mi è parso su due temi fondamentali che sono il drogarsi come facoltà, e non come diritto, e il narcotraffico come parte ingente del nero, del denaro che gira al nero nel mondo dell’economia sommersa, non quantificata, clandestina, e che nel denaro trova il modo di ripulirsi attraverso le banche e la finanza mondiale, come anche Saviano, in una intervista a Repubblica ha detto “Oggi nelle banche di tutto il mondo, anche in quelle italiane, entrano in maniera preponderante capitali di provenienza illecita soprattutto del narcotraffico”.
Tutte queste forze radicali antiproibizioniste penso che se riuscissero a lavorare insieme sarebbero dirompenti e potrebbero portarci anche, si potrebbe legare al tema delle elezioni perché potrebbero portarci dei grossi consensi, io non ho da dare consigli a nessuno perché sono tutte persone molto più esperte di me, però vorrei veramente stimolare la possibilità di una discussione comune e di una azione, soprattutto, comune, conseguente.
Poi volevo ringraziare Mariano Giustino per avermi richiesto di scrivere per la sua rivista, per la quale ho scritto un articolo dal titolo “Natura in genere”, anche se non mi ha invitato alla presentazione. E volevo ringraziare molto Emma per avermi invitato alla sua Legion d’onore a palazzo Farnese, una bellissima serata, grazie veramente.
Come ultima cosa, premettendo che questo partito è una eccezione, e se io sono qui lo devo a un uomo, che è Marco Pannella, al quale sono molto grata, però, dò soltanto dei dati e basta, perché l’anagrafe degli eletti è bene che si rivolga anche ad altre categorie che non il denaro, sono statistiche che mi sono fatta ieri sera, brevissime sulle quali non faccio commenti e ve le lascio a voi elaborare:
Maschi / femmine.
I tre dirigenti: 66% maschi 33% femmine
Direzione: 83% maschi 16% femmine
Giunta: 89% maschi 11% femmine
Comitato: 79% maschi 21% femmine
Arrivederci e grazie
Claudia Sterzi

23 marzo 2009

economia drogata

... "Oggi nelle banche di tutto il mondo, anche in quelle italiane entrano in maniera preponderante capitali di provenienza illecita, soprattutto del narcotraffico, che quando la crisi sarà finita ipotecheranno la ripresa. Perché sono loro, le mafie, che quando c'è crisi hanno il danaro e saranno loro a decidere a quali gruppi dare credito. Basta osservare un dato, per capirlo: rispetto al passato le banche hanno denunciato un numero bassissimo di movimenti sospetti. Perché se prima il danaro puzzava un po', oggi non ha odore"...
Roberto Saviano, Repubblica 22 marzo 2009 ( intervista di Dario Del Porto )

(anche su fainotizia)

21 marzo 2009

certo bisogna farne di strada . . .

Il nuovo Attorney General Eric Holder, pochi giorni dopo essersi insediato al Dipartimento di Giustizia statunitense, ha annunciato la fine della politica della tolleranza zero dell'amministrazione Bush verso l'utilizzo di sostanze stupefacenti in campo medico: non saranno piú perseguiti dalla legge i dispensari che forniranno marijuana a persone che soffrono di cancro e altri seri disturbi. La svolta è segnalata anche dalla designazione a zar federale della droga di Gil Kerlikowske, l'ex capo della polizia di Seattle, che sin dall'inizio disse chiaramente che la caccia ai consumatori di spinelli non era fra le sue priorità.

Questo cambio di rotta segue alle valutazioni sulla questione della commissione formata dagli ex presidenti di Brasile (Fernando Henrique Cardoso), Colombia (Cesar Gaviria) e Messico (Ernesto Zedillo) che lo scorso 12 febbraio hanno raccomandato anche loro al presidente americano Barack Obama di legalizzare la marijuana. Anche l’ex presidente cileno, Ricardo Lagos, è intervenuto dichiarando: “Stiamo perdendo la guerra contro la droga in America Latina ed e' arrivato il momento di 'valutare un nuovo paradigma' sulla questione, che potrebbe comprendere la legalizzazione della cannabis”.

Come radicali antiproibizionisti nonviolenti, autori di decine di disobbedienze civili sui temi della libertà di accesso ai farmaci derivati dalla cannabis e della depenalizzazione dell’uso di droghe leggere, salutiamo questo annuncio con rinnovata speranza che anche in Italia sia possibile una revisione delle politiche proibizioniste che tanti danni continuano a portare ai cittadini in violazione dei diritti di libera scelta dei comportamenti privati e dei diritti dei malati alla libertà di cura e di terapia.


Rita Bernardini, deputata radicale, & Claudia Sterzi, segretaria @.r.a.

8 marzo 2009

DA CHIANCIANO A BRUXELLES NEL RITORNO/1

A Chianciano si è discusso della attualità politica subito dopo i risultati elettorali sardi; è una gran bella espressione di democrazia riunirsi per parlare subito dopo i risultati elettorali e non prima, farlo comprendere alla somareria riunita della stampa non è semplice e le imminenti elezioni europee hanno avuto la parte del leone nelle speculazioni giornalistiche della scorsa settimana.
Il Congresso del Partito Radicale ha discusso pure l'attualità sociale subito dopo la morte di Eluana Englaro, con tutte le implicazioni politiche e legislative.
Dopo le dimissioni di Veltroni e il suo accorato discorso d'addio la politica radicale è stata pubblicamente dibattuta nei suoi livelli dal transnazionale al locale e ridefinita a tre mesi dal congresso di Radicali Italiani.
Fino dal titolo, " e ora lotta di liberazione democratica dell' Italia dall'infame regime partitocratico", è riemerso il repertorio della posizione radicale classica, nè con questa destra nè con questa sinistra, parlemitani e corleonesi e i ladri di Pisa, tutte le figure retoriche usate da Pannella per significarci pervicacemente che il regime è regime ed è pure infame, che in Italia viviamo fin dal primo dopoguerra in un regime travestito da repubblica democratica dove la costituzione è stata stracciata senza vergogna da quella che può essere chiamata casta, cupola, partitocrazia, associazione a delinquere, ed è in parole povere una classe dirigente senza ricambio da così tanti decenni che paion secoli.
Realtà condivisa sotto gli occhi di tutti gli italiani che per la maggior parte bene lo sanno e sopravvivono come si sopravvive sui fiumi, adattandosi ai coccodrilli; qui già duemila anni fa il potere esprimeva le infinite varietà della sua superbia con cavalli nominati senatori e spettacoli al Circo Massimo. Esistono regimi ben peggiori in altre parti del mondo, pure l'Italia rappresenta una eccezione in negativo nella sua categoria di nazione occidentale ed europea in troppi parametri, dalla questione Giustizia e l'informazione fino alle terapie del dolore e ai campi rom. E le battaglie per i diritti dell'uomo attuate nei nostri privilegiati paesi servono alle cause dei popoli diversamente e violentemente oppressi.
Sotto la scritta "regime infame" è sfilata una scarsa dozzina di rappresentanti del regime stesso, venuti chi a ricucirsi la fedina chi a proporre contratti; a seguire tanti compagni radicali transnazionali con un buon livello politico di interventi, ottimo se confrontato alla media di altri congressi politici che ascoltiamo.
Ben più alto, in senso accademico, il livello degli interventi di Bruxelles, al Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica. Il percorso dal corpo dei malati al cuore della politica, sempre che la politica ne abbia uno, passa per una interazione fra i due linguaggi, quello cosiddetto scientifico e quello politico. Indispensabile e neanche sufficiente.
Dalla resistenza alla lotta vuol dire, come ha tuonato Marco Pannella, che ognuno si organizza comunicandolo; con l'augurio che i radicali dirigenti e militanti non la intendano, come spesso fanno, ognuno per sè e nessuno per tutti.
Per tutti i radicali che come me vivono anche per la politica ma non di politica, partecipare al Congresso di Chianciano e a quello di Bruxelles è stato impegnativo, sia per il tempo che per le spese, ma la passione è passione, e dato che siamo di passaggio in questa valle di risate e lacrime, è stata pure espressione di grande privilegio e fortuna.
Perdere le opportunità di iniziativa politica che ci sono date dall' avere eletti alle elezioni europee sarebbe una disgrazia; anche rivendersi però al regime per due lenticchie e una foglia di cicoria marcia sarebbe un diabolico perseverare.
Marco Pannella, attraverso il Partito Radicale, ha in mezzo secolo prodotto una enorme quantità di teoria politica con contorno di geniali intuizioni; purtroppo la maggior parte dei radicali aspetta la sua morte per accorgersene. Così è l'essere umano.
A Bruxelles scienziati e ministri hanno discusso la libertà di ricerca scientifica in molti dei suoi aspetti: politico, scientifico, filosofico, religioso, culturale e sociale. Un dibattito a tratti molto tecnico, riservato agli addetti, in un ambiente di assoluto regime lussuoso del tutto diverso dalla struttura che a Chianciano ci ha accolto con il suo bar da campeggio.
Ancora il filo che lega il corpo dei malati al cuore della politica mostra dei punti deboli. Intanto la politica non ha un cuore, se non nei radicali transnazionali, che per timore di retorica e inutile vergogna, nel migliore dei casi, o per bieco opportunismo, nel peggiore, a volte dimenticano di ricoprire questo ruolo. Il corpo dei malati è un concetto troppo limitato per sfondare i muri che ci circondano e potrebbe integrarsi con quello di corpo sociale malato e con tutto il discorso sul diritto ad una vita senza dolore in uscita dall'etica del sacrificio e della colpa. C'è infine il luogo, la situazione dove dal corpo dei malati si può arrivare al cuore della politica; attraverso anche l'analisi dell'ambiente e del territorio dove questa strada deve essere percorsa.


Segue.

28 febbraio 2009

Intervento al Congresso del Partito Radicale, Chianciano 28 febbraio 2009

Il congresso italiano del Partito Radicale è l’occasione ideale per riprendere il discorso sull’antiproibizionismo e sulle interconnessioni fra antiproibizionismo, nonviolenza, democrazia, e suscitare qualche riflessione sul tema delle azioni nonviolente come strumenti di partecipazione democratica diretta ed attiva.
Discorso vecchio, stancante, che viene ripetuto da generazioni di radicali fino dai tempi delle disobbedienze civili in tema di aborto. Il nodo centrale dell’iniziativa radicale era non certo quello di incentivare le donne ad abortire, bensì la riduzione di quella che era una piaga sociale, l’aborto clandestino, attraverso la legalizzazione, l’informazione, la comunicazione. Il tempo ha dimostrato le nostre ragioni. Le conseguenze peggiori della legge proibizionista che allora vigeva, e vorrei ricordare, perché non è passato un secolo, ma soli 35 anni, che le donne ricoverate in ospedale per le complicazioni degli aborti clandestini venivano piantonate dai carabinieri che ne attendevano la dimissione per portarle in galera fra gli insulti di tutti, le conseguenze peggiori le subiva chi non aveva i soldi per andare a interrompere la gravidanza a Londra, o in una delle numerose cliniche italiane compiacenti. Il proibizionismo, quindi, come strategia classista produttrice di diseguaglianza, privilegi ed eccezioni, anche in questo senso antidemocratico. L’antiproibizionismo come strategia di governo dei fenomeni sociali attraverso le armi nonviolente della comunicazione e dell’informazione, contrapposto ai metodi di regime, contrapposto a un potere autoritario e violento che non sa esprimersi se non attraverso la repressione.
Lo stesso potere che preferisce il persistere dell’ eutanasia clandestina e non regolamentata, affidata all’ arbitrio del giudice di competenza o dell’ azienda sanitaria di zona, o della parrocchia o dei parenti. I regimi autoritari hanno bisogno di conservare il potere con la paura e con le punizioni, con la repressione anche economica, con la limitazione dei diritti civili, con i privilegi e con le dinamiche di casta; una democrazia compiuta trova nel dibattito pubblico e nella libera informazione l’antidoto alla degenerazioni violente e alle crisi di sistema.
L’ involuzione partitocratica della democrazia italiana non garantisce una libera circolazione delle classi dirigenti, perché ne limita l’accesso ed è viziata da nepotismo, clientelismo e familismo amorale. Lo strumento legislativo parlamentare rimane appannaggio di una maggioranza consolidata di potere, trasversale allo schieramento politico, di una classe dirigente che si autoriproduce ormai da secoli.
Le teorie elitiste già dagli inizi del ‘900 hanno individuato il suffragio universale come necessario ma non sufficiente a garantire la democrazia; la democrazia rappresentativa finisce per selezionare una élite che non rappresenta affatto tutte le componenti della società bensì quelle già dominanti. Per questa ragione fu introdotto uno strumento per la correzione e il bilanciamento in favore della democrazia diretta, la seconda scheda, quella referendaria, strumento fortemente sostenuto e incentivato dai radicali, purtroppo svuotato e annullato. Svuotato di significato dagli inviti all’astensione, reso inattuabile dalle procedure estenuanti necessarie per proporlo, avvilito dalla mancata e corretta informazione, tradito più volte nei risultati. Quindi un doppio legame: da una parte l’antiproibizionismo come strategia di governo democratico dei fenomeni sociali proposto in alternativa ai metodi proibizionistici violenti propri dei regimi autoritari, dall’altra la nonviolenza e le disobbedienze civili come forme di partecipazione diretta del cittadino al perfezionamento della democrazia.
Per questo le iniziative parlamentari radicali antiproibizioniste su aborto, droga e prostituzione, portate avanti dai radicali negli ultimi 40 anni, hanno sempre avuto bisogno del sostegno della nonviolenza nelle forme di obiezione di coscienza, disobbedienze civili, digiuni, per riuscire ad ottenere significativi ma parziali, e spesso non attuati, risultati.
L’antiproibizionismo e le armi nonviolente della informazione e della comunicazione, la libera circolazione delle idee, delle élites, delle merci e delle persone possono tracciare una via di uscita e un antidoto alla violenza e all’integralismo che ci travolge.
E’ cosa detta e ridetta, fra noi, che la strategia proibizionista e autoritaria è una strategia fallimentare e criminale, che produce enormi indotti di interessi e di denaro, gran parte “al nero”, e dirige in senso distruttivo e non democratico, ingenti risorse. Ma oggi non siamo soltanto noi a dirlo, e non è un problema solo italiano.
Una notizia di pochi giorni fa, riportata dal Pais: gli ex presidenti del Brasile, Cardoso, del Messico, Zadillo, e della Colombia, Gaviria, hanno chiesto, l'11 febbraio a Rio de Janeiro, la depenalizzazione della marijuana per uso personale, e al contempo hanno sollecitato un "cambio di strategia" nella lotta alle droghe.
L'intervento dei tre ex presidenti, ha avuto luogo durante la riunione della terza e ultima sessione della Commissione Latinoamericana su Droghe e Democrazia, dove tutti hanno insistito sulla necessita' di dare un taglio ai pregiudizi e alle paure che hanno sempre accompagnato il problema della lotta alle droghe senza mai raggiungere posizioni concrete ed efficaci.
Il documento finale, firmato da tutti i partecipanti, chiede che si rompa il silenzio sulle droghe, che si abbandoni il tabu' e che si apra il dibattito in tutto il mondo. "La violenza e il crimine organizzato legato al traffico delle droghe costituiscono uno dei problemi piu' gravi dell'America Latina", "di fronte a una situazione che si deteriora ogni giorno con altissimi costi umani e sociali, e' un imperativo rettificare le strategie della guerra alle droghe adottate nella regione negli ultimi 30 anni", sostiene il testo.
Convinti che la depenalizzazione dell'uso personale di marijuana potra' essere condotta con efficacia solo a livello mondiale, gli ex presidenti Cardoso, Gaviria e Zedillo si rivolgono non solo ai responsabili dei loro rispettivi Paesi, bensi' anche a tutti i Governi dell'America Latina e a quelli di Usa e Unione Europea.
La commissione ha lavorato per un anno intero, raccogliendo materiale sull'argomento della depenalizzazione della marijuana in tutta l'America Latina, e il risultato e' che quanto si e' fatto per combattere la droga e' stato "inefficace e negativo", con un bilancio di morti e un enorme dispendio di denaro senza che sia cambiato nulla.
In realtà il mercato delle droghe illegali è saldamente organizzato a livello mondiale e ben poco sfugge ad un ferreo controllo centralizzato.
Anche la proliferazione di sostanze di sintesi risente delle politiche proibizioniste; la ricerca è clandestina, incontrollata, tesa alla creazione di molecole più “efficaci” e meno rilevabili, senza alcuna attenzione alla qualità e agli effetti nocivi.
Per la canapa, le modifiche genetiche operate su piante di canapa allo scopo di elevarne il contenuto in thc sono avvenute fuori da ogni controllo; alla fine, nessuno sa esattamente che cosa compra.
E’ ovvio, ma non per tutti, e per questo va ripetuto, che il fenomeno da governare è l’abuso e la dipendenza, non l’uso personale di droghe leggere e pesanti; la distinzione tra uso e abuso non viene sottolineata, mentre è fondamentale; non si può parlare di tossicodipendenza in presenza di un uso saltuario di farmaci o di droghe che dir si voglia, d’ altra parte l’abuso e la dipendenza da qualsiasi sostanza, è una malattia che produce seri danni economici e sociali. Nel caso delle sostanze illegali a questi danni si aggiunge quello rappresentato dai proventi delle attività illecite, che escono dalla contabilità ufficiale e vanno ad accrescere i flussi neri di denaro che in alcuni periodi e paesi superano i flussi legali. E tutto l’indotto del proibizionismo, sotto forma di spese per la persecuzione dei reati, per le spese processuali e i costi della carcerazione e per le cosiddette comunità di recupero, mondo non privo di ombre inquietanti. Si aggiunge anche la difficoltà di monitorare sia i prodotti commerciati che la distribuzione; per esempio, non c’è controllo né sui pesticidi usati per le coltivazioni né sui tagli operati (la cocaina venduta in europa è pura in media al 45%); lo stesso discorso vale per il doping, dove laboratori semiclandestini producono barattoli di sostanze dubbie vendute poi sottobanco; nel caso della canapa, poi, per parlare solo di un particolare caso nella casistica ben più ampia delle follie proibizioniste, siamo arrivati alla aberrazione della violazione dei diritti dei malati che non hanno effettivo accesso in Italia ai farmaci derivati della canapa, alla violazione del diritto del cittadino ammalato o no alla libera determinazione dei propri comportamenti privati, nell’impedimento alla coltivazione domestica anche di una sola pianta di canapa, anche a malati con prescrizione medica.
Questo inverno, a Venezia, i Carabinieri sono entrati in casa di un professore in pensione di 66 anni e di sua moglie, 58 anni, malata di distrofia muscolare da 30 anni, invalida in seggiola a rotelle; lì i militi hanno rinvenuto, e sequestrato, 42 piante di canapa coltivate in 16 vasi. La signora ha dichiarato di usare da sei anni la canapa per i suoi effetti miorilassanti e analgesici; del fatto sono informati i medici che la seguono.La signora ha dichiarato: "O mi cercherò uno spacciatore oppure sarò costretta ad aumentare i dosaggi di farmaci, che mi danno effetti collaterali".
Nel verbale si legge che le sanzioni previste potranno essere sospese "qualora l'interessato richieda di essere avviato a un programma di recupero". "Magari ci fosse un programma di recupero per la mia malattia", ha commentato la signora.
Il risultato di tanto accanimento è che, secondo il rapporto annuale dell'Organismo internazionale di controllo degli stupefacenti delle Nazioni unite, presentato una settimana fa, l’Italia è il paese europeo in cui il consumo di cannabis è più elevato.
Dalla prima disobbedienza civile italiana in tema di droghe, nel 1975, ad opera di Marco Pannella, sono passati 34 anni, ed abbiamo visto anche la vittoria di un referendum che decretò la non punibilità dell’uso personale, referendum fra i tanti traditi.
E non è un regime questo che infrange per primo le sue stesse regole?
Un regime, come sta scritto giustamente alle mie spalle, infame.
Un regime che baratta da anni tra sé e sé la vita e la libertà dei cittadini.
Dove non siamo di scegliere né come vivere né come morire.
Un regime contro il quale noi radicali transnazionali siamo l’unica alternativa possibile. Per i diritti individuali, per la libertà di scelta, per la democrazia liberale.

Vivano gli antiproibizionisti radicali nonviolenti
viva Marco Pannella

20 febbraio 2009

VII CONGRESSO ITALIANO DEL PARTITO RADICALE NONVIOLENTO TRANSNAZIONALE

legalità, democrazia, nonviolenza, ecologia, maggioritario, riforma, concilio vaticano II, pannella, bonino, veltroni, partito radicale nonviolento, chianciano, toscana


27 28 febbraio 1 marzo 2009 Chianciano
www.radicalparty.org