19 gennaio 2011

Le serate del premier, roba che neanche un pecoraio ...

Lasciamo perdere la morale, che non è roba mia, lasciamo perdere pure l'etica, che non ha una definizione certa; gli italiani hanno già sopportato millenni di tirannie, e ne hanno viste di tutte, da Nerone a Caligola, dai Papi avvelenatori e incestuosi fino agli ultimi scandali.
Ma un po' di stile si potrebbe pretendere, almeno; già qualche tempo fa abbiamo dovuto leggere le avvilenti parole di un regale personaggio, Vittorio Emanuele: "Ho un quarto d'ora e voglio andare a puttane ...", che mai avremmo voluto leggere. Un re non ha un quarto d'ora e vuole andare a puttane, questa è roba da camionisti, con tutto il rispetto per i camionisti; un re si prende del tempo, il luogo, le persone, per allietarsi e rilassarsi come meglio crede, ma deve al popolo che lo mantiene un po' di eleganza, un po' di fantasia, un po' di buon esempio anche nelle ricreazioni.
Ora poi, con la descrizione delle serate di Berlusconi, siamo al trash moovie, all'avanspettacolo di bassa lega, alla tristezza fatta orgia, banale, senza stile alcuno. Banali i travestimenti (infermiere e poliziotte), banali le parole, i gesti; uno scimmiottamento di Lando Buzzanca, come dice una testimone, "il Bagaglino, ma peggio". Si pensa con nostalgia a Clinton, pragmatico ed efficiente, e alle sue veloci dimissioni per non essere stato sincero; che popolo, che legge!
Se l'Italia e gli italiani, poi, sono divisi tra chi pensa, o dice, "Beato lui", e chi pensa, o dice "Che schifo", tutti sono concordi su un punto: il disprezzo, l'offesa, lo sdegno, verso Karima, che ormai ha perso pure il diritto al suo nome. Non c'è un briciolo di umana comprensione verso questa ragazza che oggi è diciottenne, ma fu una bimba che a 10 anni viveva nelle case famiglie (casualità, casa famiglia di padre Eligio Gelmini, fratello di, ecc.), che a 13 anni incontra Emilio Fede, che la porta da Lele Mora, destino non proprio fortunato, a quella età, che a 16 è già inserita in feste e festini, che dice al telefono "Noemi? Lei è la pupilla, io il culo", frase di una tristezza sconvolgente. Trattata come alcuni pecorai trattano le pecore, escluso che le pecore non vengono travestite da poliziotte; tutte le pecore del Presidente.

8 dicembre 2010

“Alchimie contemporanee”, un percorso d’arte tra arcaicismo e attualità.

“Alchimie contemporanee”, un percorso d’arte tra arcaicismo e attualità.

Una mostra, due artiste; dal 7 al 12 dicembre, in Via del Pellegrino 79, a Roma, sono in mostra le opere di due artiste, Anna Cardone e Lucia Nicolai, una pittrice e una scultrice.

L’allestimento mescola le opere dando risalto a ciò che in comune hanno queste due donne: una sensibilità spiccata per i temi naturali, una manualità eccellente, un ritorno ad argomenti cari alle avanguardie degli anni ’60, quale l’uso di materiali poveri, l’arte del riciclo, l’assemblaggio.

Anna Cardone lavora su tela, curando anche le cornici, in legno riciclato e lavorato da lei stessa; colpiscono le belle rappresentazioni del corpo femminile, dove il movimento e il colore creano passi di danza e fissano momenti di un percorso di genere che spazia dal primitivo alla raffinatezza, dimostrando sensibilità e un multiforme ingegno di artista. In altre opere si coglie un richiamo alla pop art con l’uso di materiali di recupero inseriti a vario titolo nelle tele, dando loro risalto e volume.

Lucia Nicolai opera principalmente con Siporex, ciò che lei chiama “pezzi di muro”, frutto di una ricerca sui materiali avanzati all’edilizia; questo cemento soffiato, recuperato nei cantieri, leggero e poroso, simile alla pomice, si presta ad una lavorazione morbida e carica di energia; con il Siporex Lucia crea figure arcaiche, misteriose, archetipi umani armoniosi e significativi, che trasmettono tranquillità e una certa pienezza di vita interiore che traspare nei volumi.

Non è cosa facile accostare artisti diversi, ma l’operazione è in questo caso ben riuscita, e le tele e le sculture si completano l’una con l’altra in un allestimento ben curato nei particolari e ben accolto nella “cave” del locale in Via del Pellegrino.

In tempi nei quali sentiamo dire che “l’arte non si mangia” è un sollievo vedere persone che dedicano il loro tempo e investono le loro energie in un discorso sull’arte che va al di là della semplice espressione personale, ma tenta un discorso più allargato sui pregi e sui difetti della modernità.

Un ringraziamento particolare va a Isabella Antonelli, curatrice della mostra, dal titolo azzeccato, “Alchimie contemporanee”. Il suo sensibile lavoro di costruzione dell’evento ha dato come risultato una serata inaugurativa piacevole e per niente superficiale, cosa rara di questi tempi.

In queste giornate invernali, tra una corsa e un giro di shopping, vale certamente la pena andare a dare un’occhiata alla mostra, una vera oasi di arte e di profondità.

Claudia Sterzi

5 dicembre 2010

I quotidiani scandali del proibizionismo / Agenda Coscioni di dicembre 2010

Wilma Montesi


di Claudia Sterzi




1975, Italia: le droghe diffuse sono fumo marocchino o indiano, erba, eroina, LSD, anfetamine, cocaina; per la legge italiana, che risale al 1954 e al caso Montesi ( una ragazza morta durante un festino sesso droga e rock and roll al quale partecipavano giovani uomini politici D.C. ), non c'è differenza tra droghe leggere e pesanti, né tra spacciatore e consumatore.

Questa legge, superficiale e proibizionista, nel 1975 ha già prodotto centinaia di morti e migliaia di crimini, ed è in modo chiaro tra i fattori che facilitano lo strepitoso successo commerciale dell'eroina dai ceti alti ai bassi, dalle città ai paesi, fino a diventare la "piaga sociale" che conosceremo negli anni seguenti.



Analizziamo qualche dato, anche se molti dei dati, trattando di fenomeni illegali quindi clandestini, sono in realtà stime; una relazione del Ministero degli Interni, che considera gli anni dal 1990 al 2006, ci dà il numero di 500.000 circa tossicodipendenti segnalati, o persone segnalate come tossicodipendenti. Il 1990 è l’anno di emanazione della Iervolino Vassalli, legge proibizionista che distingue tra droghe e cannabis e tra consumatore e spacciatore, ma che, nel titolo dedicato alla repressione delle sostanze illecite, inizia con le parole: “È vietato l'uso personale di sostanze stupefacenti o psicotrope” ( comma 1, poi abrogato, per referendum radicale, vinto nel 1993 ). Dal 1990 al 2006, la progressione è in netta ascesa, non solo nel numero dei segnalati, ma anche delle sanzioni erogate. Dopo 15 anni di proibizionismo, il numero dei segnalati si è triplicato (12000 nel 1990, 37000 nel 2006), il numero delle sanzioni è quasi decuplicato (850 nel 1990 7200 nel 2006); fra le tendenze degli ultimi anni, che sono tendenze non solo italiane, ma europee e internazionali, si confermano la diminuzione dell’età di approccio, l’aumento del consumo di cocaina e del consumo di droghe sintetiche, il poliuso, cioè l’uso contemporaneo di sostanze diverse, legali ed illegali.



L’Osservatorio europeo stima in 4,5 milioni il numero di adulti che, in Europa, ha consumato cocaina nel 2008; la cocaina attualmente si contende il secondo posto fra le droghe più diffuse in Europa, dopo la canapa e alla pari con le droghe sintetiche. Il meccanismo attraverso il quale l’uso di cocaina è stato incentivato da parte dei distributori è lo stesso già collaudato più volte, quello che permise una rapida ascesa del consumo di eroina negli anni ’70. D’improvviso vengono a mancare gli altri tipi di droga in commercio e viene proposto un nuovo prodotto a prezzo promozionale; in realtà il mercato delle droghe illegali è saldamente organizzato a livello mondiale e ben poco sfugge ad un ferreo controllo centralizzato.

Non stupiscono quindi i recenti sequestri di psicofarmaci contrabbandati illegalmente ed usati insieme all’alcool; infatti la differenza tra psicofarmaco e sostanza psicoattiva non c’è, psicofarmaci, droghe e doping sono sfaccettature di uno stesso mercato, quello chimico-farmaceutico; le prime droghe di sintesi furono inventate nei laboratori delle industrie farmaceutiche e sarebbe assai ingenuo non ipotizzare uno scambio di informazioni tra industria legale e industria illegale.

Le distinzioni classiche tra droghe leggere e pesanti, tra spacciatore e consumatore, tra droga doping psicofarmaci sono fuorvianti; distraggono.

La distinzione tra uso e abuso non viene sottolineata, mentre è fondamentale; non si può parlare di tossicodipendenza in presenza di un uso saltuario di farmaci o di droghe.



La legge che oggi, nel 2010, ci portiamo sulle spalle, modificata nel 2006 dal decreto Fini Giovanardi (vedi Box) non è molto migliore, anzi. Reintroducendo la confusione tra droghe leggere e pesanti ha prodotto disinformazione, vicinanza dei mercati, oltre ad essere di incentivo per la vendita di droghe pesanti, più leggere e comode da trasportare e più redditizie a parità di rischio. La distinzione tra consumatore e spacciatore resta legata ad una quantità troppo ridotta di sostanza, o di principio attivo, e facilmente il semplice consumatore di cannabis viene etichettato come tossicodipendente.






Policemen Escorting the Montesi Family


Didascalia originale: Escorted by police, the family of Wilma Montesi leaves Rome's Palace of Justice after being interrogated in her death, which set off Italy's "scandal of the century." Despite charges that Miss Montesi died after a drug sex party, in which many notables allegedly participated, the Montesi family maintains that her death was accidental. Left to right are: a policeman; Manda, 21; brother, Sergio; her pretty sister, Wanda, 21; her mother, Mrs. Maria Montesi; her father Rodolfo (half hidden); and another policeman.

IMMAGINE:

© Bettmann/CORBIS



DATA DELLO SCATTO

4 ottobre 1954



LUOGO

Rome, Italy



COLLEZIONE

Bettmann





25 novembre 2010

Il fantasma di Giancarlo Arnao in Silver Tower

Nel salone di Torre Argentina si è tenuta oggi una riunione di antiproibizionisti, convocata da RI ed estesa al PRT, per dare un seguito al lavoro, che è stato definito "ripreso", a dire il vero per me è realtà quotidiana da qualche anno. 
I temi che Mario Staderini ha richiamato nella sua introduzione trovano l’ Associazione Radicale Antiproibizionisti perfettamente concorde: la potenzialità del consenso e il potere aggregativo a livello locale, la urgenza di riportare il tema al centro dell’agenda politica e la notazione di come il tema non sia affrontato dai giornalisti, l’importanza di produrre documentazione informativa alternativa e l’uso degli strumenti di democrazia diretta, anche a livello locale, e degli strumenti della nonviolenza sono tutte proposizioni che l’ @.r.a. promuove dalla sua nascita.
La mozione dell’ultimo congresso di RI recita: “ Il Congresso … dà mandato agli organi dirigenti di ... operare per trovare - in raccordo con il Partito Radicale - le risorse umane e finanziare per convocare un grande congresso antiproibizionista con la partecipazione di personalità del mondo della scienza e della politica”. In questo passaggio si legge fra le righe la grandiosità del progetto e la effimera probabilità di realizzazione, tutta legata a singoli individui di buona volontà. E il centro del paragrafo sta sospeso fra le “risorse umane e finanziarie” e il “raccordo col PRT”, come ha ben sottolineato Mario.
Tre i settori di iniziativa proposti alla cerchia degli ammessi al conclave antiproibizionista radicale, un po’ diverso da come l’avevo sognato, solo un po’, però.
-          Uno ricopia in parte la mozione dell’@.r.a.,  prevedendo una serie programmata di eventi antiproibizionisti nelle maggiori città italiane, abbinati alla diffusione e alla vendita di materiale informativo e ad eventuali distribuzioni di semi di canapa.
-          Un seminario su come si parla di politiche sulle droghe, come i giornalisti, questa classe di colti ignoranti e snob, parlano e scrivono o meglio non scrivono, è un’altra grande idea che viene da Blumir e passa chiaramente per le aule di sociologia. L’analisi del linguaggio e dei linguaggi è una scienza umana del tutto razionale, il fatto che sia nuova non deve spaventare i benpensanti.
-          Un altro campo fortemente promosso e sostenuto dall’ @.r.a. è l’ iniziativa referendaria locale sulla cannabis terapeutica. Così come l’appoggio alla più recente proposta di legge di Rita Bernardini, la legge minimale che equipara l’uso personale alla coltivazione domestica.
Il PRT settore droghe, rappresentato da Cappato/Perduca, si è espresso a due voci uguali ma diverse,  e siccome non scrivo per dare pagelle non vi riferisco sulle obiezioni che ho esposto di persona agli interessati.
Hanno poi preso la parola gli amici dell’ Illicit drug market, proponendo interessanti iniziative di confutazione dei dati di Giovanardi. L’ aspetto economico ha bisogno di essere messo a fuoco meglio, perché se ci si trova a domandarsi quale sia il costo sociale delle leggi sulle droghe, particolarmente di quelle sulla canapa, e attraverso quali parametri può essere misurato , vuol dire che si è perso di vista, o non si ha, una visione chiara dei fatti reali, o più semplicemente dei fatti sociali che si intende indagare.
E’ stato prospettato anche un convegno sull’aspetto giuridico delle contraddizioni e delle incostituzionalità e delle irregolarità delle leggi vigenti sulle droghe; possibili campi di studio, l’autorizzazione alla coltivazione domestica e il diritto alla somministrazione controllata di eroina intesa come terapia.
L’@.r.a., per mio mezzo e tramite, ha voluto ribadire ancora la distinzione tra tossicodipendente e consumatore, tra droghe pesanti e leggere, o non droghe, o non droga, che poi è una sola, cioè la canapa; si è proposta integrare la prima proposta di iniziativa con l’organizzazione di rappresentazioni teatrali di “Ragazza in erba”, testo antiproibizionista, preceduto da una conferenza stampa e seguito da un dibattito moderato.

( L’@.r.a., che coming out l’ha fatto da mo’, non si è astenuta dal consumare personalmente canapa coltivata domesticamente anche durante la riunione. Ha tentato anche di cedere un seme di canapa alla Associazione Luca Coscioni, per i suoi malati, ma questa si è rifiutata di accettarlo per paura di finire in manette).


23 novembre 2010

APERITIVO E NONVIOLENZA ( il prezzo del Negroni )

La piazza è Piazza Mazzini, ma potrebbe essere Piazza Beccaria, o Piazza Mino da Fiesole, una piazza borghese, dove non si vedono extracomunitari con i calzini da vendere,  né cisposi alcolizzati attaccati ai videogiochi, ma signore, signori e signorini/e firmati da punto a capo, con la macchina in tripla fila davanti al bar, gli occhi spenti e i conti pieni.
Che cosa sono cinque euro e venti? Dipende dai punti di vista. Sono spiccioli, miserabili spiccioli vituperati e abbandonati nel fondo delle borse e delle tasche nel fondo degli armadi, sono la paga di un’ora di lavoro per molti in Italia, un’ora spesso fatta di fatica a bestia, sorrisi tirati a lucido su corpi sofferenti, maledizioni a mezza bocca.
Sorvoliamo, no, non sorvoliamo sul fatto che in Italia, nella cosiddetta capitale, in una piazza del bel mondo che dovrebbe essere culturalmente all’altezza, una donna che vada bel bella a spararsi un Negroni da sola è vista come una via di mezzo fra una puttana e una pazza alcolizzata e si deve sorbire, col Negroni, le occhiate supponenti della clientela dell’aperitivo, al 90% maschile. Vabbene, sorvoliamo, con un pensiero alla mia provinciale e perversa Firenze, dove tutto questo non accade neanche in periferia.
Diciamo che una chiede regolarmente e per favore un Negroni al barista. E lui attacca la mistura col ghiaccio (primo errorone) e poi va di Cinzano. Cinzano? Chiedi perplessa. E lui: Col Cinzano il Negroni è meglio. O tempora o mores … niente più perfezione, niente rito, niente mito, tutti a sballarsi purchè sia, a godere purchè sia, e il peggio è per loro che non sanno che si perdono.
Cari signori, il Negroni col Cinzano fa schifo, non sta né in cielo né in terra, è uno schiaffo alla cultura, all’arte, ed anche alla fantasia che non ne può più di vedersi confusa col pressapochismo.
Cosa di più facile che prendersela col barista, umiliarlo e offenderlo, tanto non può reagire, dirgli che tu hai chiesto un Negroni, e lo paghi, e a quello hai diritto? Oh sì, insultarlo di fronte a tutti, fargli abbassare la cresta. Invece no.
Ma neanche porgere l’altra guancia, il mestiere di signora è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. Spiegarsi col barista, un povero essere sfiancato dal servizio, fargli riconoscere che sì, in effetti un Negroni non è fatto col Cinzano, sottovoce, senza strepito, Insinuare nel suo povero cervello ormai guastato dai parvenus che non tutto il mondo è paese, che le eccezioni abbelliscono la realtà.
Contemplare, lontano, il consueto sogno che arranca sulle strade sdentate. E tornare a lavorare.
Arrivederci e grazie.

13 settembre 2010

Delirio politico d'attualità




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Il cappellano di Montecitorio, Rino Fisichella, e il vicepresidente della Camera,  Maurizio Lupi, hanno guidato  una settantina di onorevoli italiani in un pellegrinaggio annuale nei luoghi della fede cristiana, un viaggio di sei giorni, con tappa finale a San Pietroburgo il 9 settembre.  Il martirio è stato il tema conduttore della prima giornata. La goliardica brigata comprendeva Gustavo Selva, Carlo Giovanardi, Margherita Boniver, Paola Binetti, Enzo Carra, Dorina Bianchi, Massimo Polledri, Renato Farina, Totò Cuffaro, Matteo Colaninno.
Da San Pietroburgo, l’ 8 settembre, Giovanardi ha emesso un editto:
“ … Condivido pienamente l'orientamento favorevole ad una verifica parlamentare sulla tenuta di Governo e maggioranza in ordine ai cinque punti evidenziati e piu' in generale sul programma votato dagli elettori … la certificata impossibilita' di portare avanti in Parlamento il programma giustifica il ricorso alle elezioni anticipate … considero non corretto il doppio ruolo di leader di partito e Presidente della Camera che l'on. Gianfranco Fini interpreta …  invito il Presidente Berlusconi a dedicare interamente l'odierno incontro alle tematiche inerenti Governo e maggioranza rinviando ad una prossima riunione una approfondita discussione sugli assetti organizzativi del Pdl”.
Già due settimane fa si era così espresso, congiuntamente a Gianfranco Rotondi: “La fortuna di Berlusconi e' la lealta' nostra e dei nostri amici”.
“ Sul Sud il governo non ha idee chiare”, ha dichiarato oggi Stefano Caldoro.
E Pierferdinando Casini, sempre oggi: “Berlusconi si dimetta e dopo si puo' aprire una nuova stagione politica”.
Gianfranco Fini, dal G-8 dei presidenti della Camere in corso ad Ottawa, in Canada: “Sulle dichiarazioni che il presidente del consiglio Silvio Berlusconi terrà in Parlamento alla fine di settembre deve esserci un voto”.
Umberto Bossi, da Venezia e da Ferrara, stasera, parlando di Gianfranco Fini: “Spero che torni in ginocchio da Berlusconi … nonostante tutto è meglio Fini di Casini".
Questo il linguaggio della politica, questi i loro passatempi.
Non si interessano, tutti questi allegri compari, ai processi fermi, alla vergogna delle patrie galere, ai morti sul lavoro, no. Stanno in giro per il mondo stipendiati e ben pasciuti a ragionare se Fini sia meglio o peggio di Casini.
Spero che mai nella mia vita mi debba capitare di scegliere se votare Fini o Casini, prima vado più volentieri in una zona di guerra.



4 agosto 2010

Chiedo scusa se parlo di Belen

"Con o senza"?
Se un tempo questa frase si riferiva alle trattative con le prostitute, e sottintendeva "il guanto", o profilattico, oggi, a leggere i verbali degli interrogatori delle inchieste sulle discoteche milanesi, si riferisce alla coca.
Verbali squadernati nei giornali, on line, secondo un ormai vecchio costume italiano, che mette tutto in piazza, anche notizie riservate o coperte da segreto. Quasi tutto.
Se infatti non si può non apprezzare il coraggio o l'incoscienza delle starlettes che, interrogate, non hanno sostenuto di essere vittime di un'imboscata né di un agguato, ma hanno ammesso l'uso collettivo di cocaina, ci si chiede anche con chi le tirassero tutte queste righe, Belen, Francesca, Fernanda, Alessia Aida ecc.
I primi giorni non è uscito un solo nome di uomo, poi sono arrivati i tronisti, gli isolani famosi, un "rampollo" della "Milano bene", ma quel che manca sono i nomi degli uomini di politica e di potere che pure frequentavano bagni e privé dei locali. Che poi, scusate, ma che tristezza tirare in bagno  ...
Allora viene il sospetto che la chiusura temporanea delle discoteche milanesi serva a ripulire file e liste clienti da certi nomi, e solo da quelli. Poco male se le vippetine e i vippettini compaiono nello scandalo e risultano consumatori; anche perchè per loro non ci sarà quella pesante mano che afflige i comuni cittadini quando ammettono l'uso di cocaina. Non compariranno i veri vip, per i quali si può solo dire: io so, ma non ho le prove.

27 luglio 2010

Droghe pesanti, energie non rinnovabili, proibizionismo e violenza.

Il 26 luglio è, per me, un importante anniversario, di una delle più totali rinascite che nella mia vita siano avvenute. Sedici anni fa sono rinata alla letteratura, alla cultura, alle emozioni e alla passione.
Per festeggiare mi sono riunita fra me e me, ed ho lasciato la mia mente libera di percorrere i sentieri che più le garbavano.
Nel tardo pomeriggio, verso le sei, sono andata a passeggio verso la Riserva Naturale di Monte Mario, e vi sono penetrata dall'ingresso del Maresciallo Giardino, scavalcando una simpatica famiglia che si è accampata occupando un rudere e un pezzo di strada; il capofamiglia, vedendomi curiosare sorridente, mi ha chiesto il denaro per comprare la bombola del gas, il che mi ha fatto ridere di cuore.
Roma è, qua e là, permanentemente, invasa da cartelloni politici dove destra e sinistra si danno allegramente di ladri l'uno con l'altro, ogni giorno. Questo a Firenze non accade, ed è buffo leggere come i governanti di questa città spendano i soldi del popolo per trattarsi da lestofanti a vicenda, mentre il suddetto popolo fatica a campare e fa pure la fame. Due bande di bravi, di sgherri, che leticano su chi è più malvivente, ben diversi dal potere monolitico, invasivo e percolato che ammorba la Toscana.
Nella Riserva ho soggiornato almeno un'ora, ma non ho incontrato nessuno, se non due signore che sembravano le sorelle lesbiche di Pippi Calzelunghe. Mi sono venute molte idee, persa in un verde reso surreale dal rumore di traffico in sottofondo; alcune condivisibili, altre un po' meno, qualcuna strettamente privata.
Di ritorno, mi sono applicata allo studio delle connessioni tra violenza, criminalità, narcotraffico e proibizionismo, in riferimento ai casi sudest asiatico/eroina e sudamerica/cocaina; ho consultato le statistiche delle morti violente a livello globale, ho seguito a giro per il mondo la scia di terrore e sangue che segue le rotte delle droghe. Ho considerato, però, anche le guerre scatenate per il controllo su petrolio, metano, risorse naturali ecc.; intorno alla mezzanotte ho digitato su google "droghe pesanti energie non rinnovabili".
Ho ricevuto un premio, che vi giro senza indugio. Una autorevole fonte che rinforza le mie convinzioni e apre nuove strade alle riflessioni di domani.
 http://www.mail-archive.com/ecologia@peacelink.it/msg00028.html
Buon martedì, compagni.

24 luglio 2010

Come è finita la storia di Daniela Ranaldi detta Danielona (da Facebook per noi)

C.S. 

Hai capito ... era depressa e 11 grammi li deteneva per uso personale; che persona umana, lei e il giudice. Il bilancino, poi era del babbo morto da poco. Oh povera Danielona.

 Danielona è stata assolta. Coca era per uso personale. 

18 luglio 2010

Sulle dimissioni di Massimo Bordin da direttore di Radio Radicale

ANALISI DI UNO STUPIDO DETTAGLIO

“La guerra a Bordin è cominciata, è uscita dalla Gauloises mattutina di Pannella, sta facendo il giro del Partito, e allora “le piccole serpi” esultano. Le piccole serpi, secondo un radicale disincantato, sono i massimi consiglieri di Pannella: Maurizio Turco, Marco Cappato, Sergio D’Elia, Matteo Mecacci, Walter Vecellio.
Le piccole serpi sono quelli che chiacchierano tutto il giorno con Marco, gli raccontano, gli spiegano, s’inventano, immaginano complotti, propongono contrattacchi, fanno killeraggio telefonico, prima amano e poi sputacchiano Daniele Capezzone.” 2 novembre 2007, su Il Foglio, “Il soldato Bordin e le piccole serpi”.

Questo bel ritrattino del partito più vecchio d’Italia uscì in pieno secondo congresso di Padova. Il Congresso dopo l’uscita di Capezzone dalle nostre fila, dopo la Rosa nel Pugno con i socialisti ma non con tutti i socialisti, la RnP con Daniele segretario che con la RnP non c’entrava niente, gli otto senatori eletti e non nominati.

Durante l’era Capezzone erano usciti dalla vita attiva del Partito Olivier Dupuis, Danilo Quinto, Benedetto della Vedova, per limitarsi alle cariche dirigenti. Un turn over con un po’ di burn out, ma nei limiti fisiologici di un movimento politico a guida carismatica. Casi tutti uno diverso dall’altro.

Prima del 2000 il Partito lo frequentavo da lontano, e non ne posso dire niente, ma mi è parso di grande interesse, in questi giorni, leggere la lettera che Massimo Teodori scrisse al Foglio (sempre il Foglio!) il 28 aprile 2000, rivolgendosi a Marco Pannella in occasione del suo settantesimo compleanno.

“Non è una clausola di stile affermare il fatto che tu sei già nella storia. Una storia che con il tempo farà giustizia delle omissioni distorsioni e disattenzioni che la cronaca ti ha talvolta crudelmente riservato”, scriveva Teodori nel 2000, e questo mi fa piacere, perché è lo stesso concetto che ho espresso nell’ ottobre 2007 scrivendo una “Hands off Pannella” che riscriverei ancora oggi parola per parola, a difesa incondizionata di Marco e delle scelte legate all’ “affaire Capezzone”. Una lettera che mi valse la citazione Pannella Bordin e la definitiva antipatia dei radicali fiorentini e toscani in generale.

Proseguiva, Teodori, con delle domande sulle quali forse si sarebbe fatto bene a riflettere meglio, per esempio:

Perchè hai sempre rifiutato gli appelli a divenire leader di un movimento politico che andasse aldilà della tua persona? … Perché sei sempre alla ricerca di “compagni di strada” purchè mai venga messa in discussione la tua retta via? … Perché ti circondi di replicanti, esecutori e pretoriani che saranno i primi a pugnalarti alle spalle dopo averti adulato?”

Ma anche i geni politici, i grandi uomini, si sa, sono umani, e portano, indissolubilmente legati alle doti, i difetti caratteriali di ogni uomo. In più, con un processo che è simile, su un altro campo, a quello dei simpatici amici israeliani, quando un gruppo sociale si sente, o è, sottoposto a attacchi continui, schiaccianti, violenti, e non si sente, o non è, difeso o sostenuto da altre configurazioni di potere, si involve e mette in atto al suo interno gli stessi meccanismi che lamenta nell' esterno: aggressività, censura, manipolazione, violazione di principi fondanti, liste di proscrizione e prescrizione, scorrettezze procedurali ecc.

“La metamorfosi del bene e del male, ovvero come il regime ha o non ha trasformato i radicali in una setta” potrebbe essere il titolo di uno studio di sociologia dei processi culturali che richiederebbe, a me, e a chi altrimenti?, qualche mese di tempo e di agio. Avendo studiato e scritto negli anni ’80 su una dozzina di casi di sette religiose e spirituali, salta agli occhi che ci sono analogie e differenze. Vedremo.

Nel frattempo quel che posso dare al dibattito che in questi giorni è nato intorno alle dimissioni di Massimo Bordin dal ruolo di direttore di Radio Radicale sono uno spunto di riflessione e un fatto. I fatti, si dice, non sono in grado di modificare dei convincimenti basati su cattiva informazione; anzi, a volte rafforzano quegli stessi convincimenti che falsificano; oltretutto, la mia parola non vale niente, ma io conservo una buona coscienza umana e, il mio fatto, ve lo offro uguale.

Lo spunto, piccolo e sintetico, è una delle differenze tra la vicenda Capezzone e quella Bordin; per Daniele, in difesa di Daniele, si mobilitarono le forze interne al Partito, una spaccatura della quale ancora oggi si portano i segni, specialmente a livello locale. Per Massimo, a difesa delle sue posizioni, si sono mobilitati centinaia di cosiddetti esterni, consumatori, come li ha definiti Marco, della Radio. Consumatori ma anche simpatizzanti, e magari votanti, chissà. Se abbiamo 1400 iscritti circa e centinaia di migliaia di voti alle elezioni, bisognerà pure che da qualche parte vengano, quei voti, e niente di strano se fossero voti di ascoltatori. Che magari, dopo aver seguito Stampa e regime, colgono anche qualche minuto di informazione sulle battaglie per esempio di Rita Bernardini per le condizioni carcerarie in Italia, o altro. Consumatori che andrebbero onorati con interventi pubblici, chiari e trasparenti, di chi ancora tace, cioè tutta la dirigenza radicale, ad esclusione di Pannella, Bonino, e dello stesso Bordin.

Il fatto è uno stupido dettaglio; il suddetto venerdì 2 novembre 2007 chiesi all’attuale senatore Marco Perduca un suo parere sull’articolo del Foglio. Mi fidavo, sinceramente, di lui, ero ancora una militonta che si vergognava ad intervenire in pubblico, lui era per me uno dei rappresentanti di quell’ antiproibizionismo radicale nonviolento che anche stamani è fra le mie passioni principali (l’antiproibizionismo, non Perduca!); inoltre nel mio scontro con i radicali fiorentini era palesemente dalla stessa parte mia, e questo me lo rendeva ancor più simpatico.

E’ ovvio, mi spiegò Perduca: l’articolo Bordin se lo è scritto da solo, per spianarsi la strada ad una uscita che già progetta nel suo futuro. Me lo dette per certo, e io sbalordita non pensai a chiedergli le sue fonti. Era un brutto rospo, per me, da buttar giù, infatti dopo averlo masticato inutilmente per 11 giorni, e averlo risentito riportato nei corridoi da altre voci e altre fonti, tutte rigorosamente fuori microfono, lo sputai sul forum di Radicali.it, che allora era uno strumento di dibattito pubblico tra radicali che cominciava a mostrar la corda, ma vedeva la partecipazione di numerosi dirigenti.

Presi spunto da una intervista su Libmagazine, di Luca Martinelli a Massimo Bordin, pochi giorni dopo, dove si parlava di molte cose interessanti, e, nell’ultimo paragrafo, si riportavano le opinioni del Direttore di RR su quello stesso articolo: “su due giornali, in particolare su uno, sono apparsi giudizi poco lusinghieri da parte di esponenti - ovviamente anonimi, ma virgolettati - della classe dirigente radicale. E' stato scritto che l'editore, cioè Pannella, non apprezza le rassegne stampa ed in generale il modo in cui è diretta Radio Radicale. Beh, l'editore non le ha smentite. Sì, grandi pacche sulle spalle, apprezzate pure, ma non ha smentito. Due dirigenti radicali sono venuti pure da me, dicendomi "Guarda, sono tutte balle, non è vero". Io ho ringraziato, ma ho risposto "Dille anche dal palco, se me le dici mi fa piacere, ma voglio dire, se la questione è pubblica, dovrebbero essere pubbliche anche le smentite". Che non ho avuto. Che devo pensare, dunque? … Ad ogni modo, state tranquilli: finchè non mi cacciano, continuerò a fare rassegna stampa”.

Sul forum riportai la spiegazione di Perduca, senza citarlo, che ancora tutto questo coraggio non l’avevo, sollevai un po’ di discussione e presi qualche cortese offesa. Il direttore rispose che neanche ci aveva pensato, a scriverselo da solo, nessun altro fiatò, e la cosa finì lì. Ne vengono fuori due ipotesi principali.

Prima ipotesi, il senatore radicale Marco Perduca, quel senatore per eleggere il quale ho votato il capolista Achille Serra, che dio mi perdoni, è un calunniatore, una delle piccole serpi di cui sopra che soffiano per i loro miseri interessi personali nelle orecchie di un grande leader che meriterebbe più rispetto ai suoi grandi anni, e nelle orecchie dei militanti considerati come deficienti da manipolare.

Seconda ipotesi, il direttore della nostra Radio, per il quale e per la quale abbiamo dato impegno e fiducia da militanti quanta ne avevamo, da anni costruisce futuri alternativi e informazione scorretta, scrivendo pezzi en travesti e, magari, passando lui stesso informazioni riservate a quella bella personcina che si chiama Christian Rocca. Questa ipotesi corrisponde ai mormorii in Torre Argentina, che più che mormorii non sa emettere, fino a che Marco non darà la sua versione definitiva. Si dice che Massimo Bordin abbia avuto, o cercato, una offerta migliore, e per quello se ne è andato, cioè si dice che si è venduto. E la follia introversa di questo luogo fa pure dire che non sarà una grande perdita, non solo perché personaggio di poco valore, ma pure di poco rilievo nell' acquisizione di consenso.

Per me l’ipotesi vera è la prima, lo scrivo anche se so quanto mi costa e mi costerà; per mia fortuna ho già pagato un bell’anticipo. Ai miei pochi lettori il divertimento di scegliere o di farne altre.

Arrivederci e grazie,

Claudia Sterzi