28 agosto 2008

STATE AVVERTITI / etilometro, test antidroga

Attenzione, nella notte tra venerdì e sabato 29 e 30 agosto potreste incappare nella fitta rete di controlli predisposti da Carlo Giovanardi.
Anche se avete le cinture allacciate, non parlate al telefonino e state guidando a meno di 50 all'ora, potete essere fermati e:

sottoposti alla prova dell'etilometro, che risulterà positivo anche se avete bevuto una più che modica quantità;

sottoposti al test antidroga sulla saliva; se vi siete fatti un tirino di coca nei tre giorni precedenti, o una canna nelle 14 ore precedenti il test risulterà positivo.

Scatterà il sequestro del veicolo, sarete "accompagnati" in ospedale a completare i test ( e qui, con l'analisi di urine e sangue, si vedranno tracce anche molto più lontane nel tempo ), sarete quindi arrestati, segnalati come tossicodipendenti o alcoolisti, costretti a seguire un programma di recupero e a pagare un avvocato. Praticamente rovinati.

Invece se superate i limiti di velocità vi faranno una semplice multa e nei casi più gravi (ma ce ne vuole! ) vi toglieranno la patente.

Questa la morale del Giovanardi, meglio sfrecciare sobri a velocità fuori dai limiti che farsi una canna e andare piano. Nonostante che la causa prima di incidenti sia la velocità. Bene bravo due meno.

26 agosto 2008

Test antidroga per prendere la patente: quale utilità e chi paga




CONFERENZA STAMPA A PERUGIA, 26 AGOSTO 2008

Per prima cosa desidero sgombrare il campo da ogni possibile equivoco: se mi si dimostrasse che i test antidroga effettuati al momento della richiesta o del rinnovo della patente servono a garantire un significativo aumento della sicurezza stradale, sarei la prima ad essere d’accordo. Quello che io voglio mettere in dubbio è l’utilità di tali test e la scelta di destinare risorse pubbliche al suo acquisto massiccio invece che impiegarlo in altro modo. E’ un vizio italiano quello di strillare anatemi che diventano presupposti a leggi emergenziali invece di affrontare l’insieme complesso e differenziato delle concause. Lo schema è noto: si prende un fatto di cronaca particolarmente drammatico e lo si usa, generalizzandolo, per creare capri espiatori e cacce alle streghe.
Così il barbaro omicidio della signora Reggiani scatenò una compagna contro i romeni, rumeni e rom, confusi tutti nello stesso calderone; così, oggi, la tragica morte di una giovane donna incinta diventa il motivo per il quale Giovanardi può dare il via ad una offensiva su diversi fronti: lotta ai rave e alle smart drugs, ausilio medico per i test antidroga sulle strade, test antidroga per alcune categorie di lavoratori, test antidroga per chi vuole prendere o rinnovare la patente.
Questa conferenza stampa è convocata specificamente su questo ultimo aspetto, cioè sulla sperimentazione che parte a breve, fra le altre città, qui a Perugia.
Il test che verrà eseguito nel corso della visita medica per l’ottenimento e il rinnovo di patente e patentino è quello che vedete nella documentazione distribuita, cioè TEST ANTIDROGA ISCREEN OFD, il Test Antidroga che rileva tramite saliva la presenza delle seguenti droghe: Cocaina, Anfetamine, Oppiacei, Marijuana, Penciclidine, Metanfetamine, come pubblicizzato nel sito della casa produttrice Comifar, che ne vanta l’esclusiva.
Come si vede dalle tabelle pubblicate dalla stessa casa produttrice del test, la permanenza nella saliva delle tracce di droga varia da un minimo di 6-12 ore per il THC, principio attivo della canapa fino a 1-3 giorni per le altre 5 droghe ricercate, anfetamina, cocaina, metanfetamina, oppiacei, penciclidine.
Questo già costituisce un grosso limite per il test, bastando al massimo tre giorni di astinenza per superarlo a testa alta; c’è poi un esperto americano che si è divertito a cercare in internet tutti gli antidoti, le scappatoie, e ne ha trovati 800! non si capisce poi come mai il Giovanardi abbia invocato l’inaffidabilità dei test eseguiti dalle Forze dell’Ordine sulla saliva come motivazione per affiancargli unità sanitarie, questo a partire da venerdì 29 agosto, dove poter eseguire test meglio approfonditi, e pensi poi di affidare agli stessi test la concessione o meno della patente.
Comunque, proseguendo, anche se l’esaminato non bara e supera il test onestamente non è detto che non faccia uso di droghe in seguito, né che si metta alla guida quando le usa. D’altra parte, il ragazzo alla visita per la patente non ci arriva certo guidando, e il consumo occasionale è cosa diversa dal consumo abituale.
L’operazione quindi rientra non certo nella prevenzione per la sicurezza stradale, casomai rientra nella cosiddetta guerra alle droghe di stampo proibizionista che Giovanardi ha sposato, senza considerare i segnali che arrivano da ben più autorevoli testimoni. Per esempio, in Inghilterra, Julian Critchley, collaboratore dell'ex zar antidroghe laburista Keith Hellawell, ha dichiarato recentemente: “E' inutile la politica "dura" contro le droghe; la legalizzazione è il modo migliore per ridurne la pericolosita' sociale.”
Nella stessa direzione le dichiarazioni di Jonh Carnevale, che ha trascorso quasi 15 anni nell'ufficio presidenziale americano in quanto esperto della lotta nazionale alle droghe, lavorando sul budget, sulle strategie e verificandone l'efficacia. Il funzionario dichiara: “fin dagli anni '90 abbiamo capito che le politiche dell’interdizione non diminuiscono il consumo . . . e soprattutto sono costose.”
C’è poi l'ultimo rapporto della UK Drug Commission, secondo il quale la guerra alla droga fa sprecare miliardi di sterline. Sotto accusa sono in particolare i tradizionali metodi di lotta al crimine, che non funzionano mentre nel 2005-2006 il Governo ha fatto spendere 380 milioni di sterline, a questo scopo, e il salasso per la spesa pubblica in relazione al sistema giudiziario è più di 4 miliardi di sterline.
Il peso economico della sperimentazione che partirà a Perugia ( il prezzo del singolo test, al pubblico, è di 36 euro ) verrà addossato ai cittadini e contribuenti, mentre contemporaneamente si diminuiscono i fondi destinati alle forze dell’ordine, rendendo ancora più rari i controlli ordinari su strada riguardo ai comportamenti alla guida, a cominciare dalla velocità, che resta la causa prima degli incidenti stradali.
Non ci si preoccupa di sensibilizzare i giovani ai rischi che corrono, di informarli sulle conseguenze dell’uso di sostanze psicotrope sulla guida; non ci si preoccupa delle spinte mediatiche all’acquisto di macchine che vanno ben oltre i limiti di velocità di legge, da una parte, e di alcoolici dall’altra. Non si sanzionano se non in minima parte gli eccessi di velocità, se non con il proliferare di indiscriminati autovelox che spingono alla furbizia piuttosto che alla prudenza. E se anni fa all’automobilista stanco si consigliava una sosta e un sonnellino oggi gli si offre, a cura della società autostrade, un caffè: cioè una droga legale, tanto droga che la caffeina veniva considerata, ed era usata, come doping fino a pochi anni fa.
L’offensiva proibizionista messa in atto da Giovanardi e dai suoi collaboratori, che aggrava la legge da lui scritta e non sta portando alcun frutto positivo se non il consistente aumento dei finanziamenti alle comunità e ai produttori di test, deve subire uno stop deciso. Non si può sottoporre a controllo preventivo, e criminalizzare, una intera generazione con la scusa della sicurezza stradale. Le ultime dichiarazioni di ieri di Giovanardi sono poi davvero stupefacenti perché afferma di essere contrario anche al guidatore designato, che è il ragazzo che a turno si impegna a non fare uso né di alcool né di droga e si mette alla guida; questo tipo di soluzione è in uso già da decenni nel nord europa, ed esiste anche la figura del guidatore designato a pagamento, cioè un ragazzo che si fa dare qualche decina di euro da ciascuno e rimanendo sobrio accompagna tutti per discoteche e poi a casa. Ma a Giovanardi non va bene neanche questo, perché, dice, comunque le 4 mattina sono l’ora meno adatta a mettersi alla guida. Che cosa vuole Giovanardi? Coprifuoco e tutti a letto con le galline? Si controlla non solo chi non mette in atto comportamenti non corretti alla guida, ma anche chi non guida, incrinando ulteriormente il già fragilissimo rapporto di fiducia che dovrebbe legare il cittadino e le istituzioni. Come antiproibizionista radicale mi auguro che da Perugia parta un movimento d’opinione capace di produrre un ripensamento su questa pioggia di provvedimenti inutili, inefficaci e costosi.
In conclusione, una osservazione: se l’indignazione per la morte della signora Reggiani ha prodotto una sollevazione contro i romeni, se la morte della ragazza incinta a Anzio ha scatenato una rivolta contro i drogati alla guida, come mai, per esempio, il migliaio di morti sul lavoro non producono una sollevazione contro i datori di lavoro che non rispettano le norme di sicurezza e le innumerevoli morti per tumori da inquinamento non scatenano una rivolta contro gli amministratori che tali inquinamenti hanno permesso?
E dopo questa annotazione vi ringrazio per l’attenzione

Claudia Sterzi,
segretaria dell’Associazione Radicale Antiproibizionisti
antiproibizionistiradicali@gmail.com
3381007330

rifiuto del test antidroga, rifiuto dell'etilometro, proibito rifiutare


22 agosto 2008

Conferenza stampa a Perugia

"Test antidroga per prendere la patente: quale utilità e chi paga?"

Martedì 26 agosto, alle ore 11, presso la sala delle conferenze dell' Hotel La Rosetta, corso Vannucci, Perugia, è convocata una conferenza stampa dal titolo: "Test antidroga per prendere la patente: quale utilità e chi paga?".

La conferenza, promossa dall' Associazione Radicale Antiproibizionisti, @.r.a., introdotta da Andrea Maori, della direzione dell' @.r.a., vedrà la partecipazione dell’ On. Donatella Poretti, senatrice del gruppo radicale nel PD, Claudia Sterzi, segretaria dell' @.r.a., Giampiero Proietti, responsabile nazionale dell’ UNASCA ( Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica ), Pierfrancesco Pellegrino dell’ Associazione Radicaliperugia.
La sperimentazione del test antidroga è stata annunciata da Carlo Giovanardi, da settembre, e riguarda 4 città: Perugia, Verona, Foggia e Cagliari. Si tratta di una delle ennesime risposte al problema della sicurezza che non costituiscono una soluzione anzi rappresentano un vero spreco di soldi pubblici e privati.
Anche senza entrare nel merito della evidente illiberalità del metodo, la validità del test viene inficiata dai relativamente brevi tempi di permanenza delle tracce sia di alcool, che di sostanze stupefacenti. Basterà all' aspirante patentato osservare qualche giorno di astinenza e il gioco è fatto.
A farsi carico di questa inutile novità saranno i cittadini che si vedranno chiedere il costo, intorno ai 100 euro, del test; elementare è fare il conto dei soldi che entreranno nelle tasca della Comifar, la società produttrice di tutti i test usati dalle aziende sanitarie, dalle Forze dell'Ordine, oltre che dei test che l'amministrazione del Comune di Milano ha voluto comprare e distribuire alle famiglie con figli adolescenti lo scorso anno, ritirati, dopo 20 giorni, da 30 famiglie su 3800.

Non sono questi provvedimenti che possono garantire maggiore sicurezza stradale, è piuttosto interessante capire, come scrivono i senatori del gruppo radicale nel PD On. Donatella Poretti e On. Marco Perduca nella interrogazione parlamentare presentata lo scorso luglio,
"quale normativa europea o italiana autorizza il sottosegretario Carlo Giovanardi ad imporre esami alcolemici e tossicologici quale presupposto per il conseguimento della patente di guida, e cosa intenda fare il Governo per raggiungere la media europea per proporzione fra controlli stradali con etilometro ed altri esami tossicologici dei conducenti".


14 agosto 2008

in galera a ferragosto

Radicali Italiani ha promosso per domani, venerdì 15 agosto, in tutta Italia, una giornata di mobilitazione all'interno delle carceri italiane che vedrà coinvolti dirigenti, parlamentari e militanti radicali, insieme a deputati e consiglieri regionali del Pd e del Pdl .
A Firenze la senatrice Donatella Poretti, Radicali – Partito Democratico, accompagnata dalla segretaria dell'Associazione radicale antiproibizionisti, Claudia Sterzi, e dal segretario dell'Associazione per l'iniziativa radicale fiorentina Andrea Tamburi, Antonio Bacchi, visiteranno il carcere di Sollicciano.
All'uscita, prevista per le ore 12, saranno a disposizione della stampa per dare le informazioni sulle condizioni di detenzione dei carcerati.Tra le altre carceri che verranno visitate: Torino, Alessandria, Cuneo, Cremona, Bolzano, Bologna, Perugia, Roma, Viterbo, Lecce, Catania, Sassari, Napoli, Palermo, San Gimignano, Milano.


nella foto il carcere di Sollicciano, Firenze.

14 luglio 2008

ASSEMBLEA
DELL’ASSOCIAZIONE
RADICALE
ANTIPROIBIZIONISTI

@.r.a.
( antiproibizionistiradicali@gmail.com )

Il 19 luglio 2008, a Roma, in Via di Torre Argentina 76, dalle 10 alle 17
è indetta l’Assemblea della Associazione radicale antiproibizionisti
Dopo una prima riunione di insediamento a Chianciano, il 4 maggio, a margine dell’Assemblea dei Mille, l’associazione si riunisce in Assemblea degli iscritti.


All’ ordine del giorno:

Presentazione e votazione dello Statuto
Relazioni introduttive sul presente stato della battaglia antiproibizionista radicale nelle sue varie articolazioni: referendum, proposte di legge, disobbedienze civili, associazioni; convergenze e divergenze con le altre forze politiche.
Dibattito generale
Presentazione e votazione di mozioni generali e particolari
Elezioni di Segretario e Tesoriere

L’Assemblea degli iscritti è aperta alla partecipazione e agli interventi di tutti

Vi aspettiamo

Claudia Sterzi, responsabile dell’Associazione radicale antiproibizionisti

Rita Bernardini, Deputata radicale

Donatella Poretti, Senatrice radicale

Giulia Simi, Vicesegretaria dell’Associazione Luca Coscioni

Jolanda Casigliani, segretaria dell’Associazione radicale Satyagraha

13 giugno 2008

il Presidente della Camera come un Ayatollah, giudice del bene e del male.

L’offensiva proibizionista messa in atto dal Governo prosegue in quello che sembra un inarrestabile cammino. A integrare le recenti dichiarazioni del Ministro degli Interni, del Sindaco di Milano e del Delegato alla droga, alla famiglia e al servizio civile è intervenuto, pochi giorni fa, il Presidente della Camera. On. Gianfanco Fini, con dichiarazioni di parte e di partito. Il Presidente della Camera promette una strenua difesa della legge che porta il suo nome, ne rivendica la validità e minaccia ulteriori inasprimenti col ricorso ai regolamenti di attuazione della normativa; inoltre, visto che "non basta soltanto intervenire con le leggi e con il contrasto", è necessaria una “politica di valori sani”, per "combattere cio' che si puo' definire l'anemia morale di chi trova nelle sostanze un motivo per superare la propria condizione di debolezza".
Quali sono esattamente i “valori sani” da contrapporre alla “anemia morale” secondo Gianfranco Fini? “Oggi il rischio della societa' contemporanea non e' in un eccesso di autoritarismo, ma in una deriva che lede la dignita' umana: il rischio e' la liberta' che diviene anarchia, ma non puo' esistere la liberta' di farsi del male" perche' nel relativismo del 'tutto e' lecito' "non si distingue piu' tra cio' che e' bene e cio' che e' male".
Anche volendo sorvolare sulla condizione di tabagista del Presidente della Camera, è forte il dubbio sul valore politico di queste affermazioni, più indicate per un capo religioso, visto che si millanta di saper distinguere a colpo sicuro il bene dal male e di conoscerne i confini.
Chiederei a Gianfranco Fini, preoccupato dall’ “anemia morale” e dalla mancanza di “sani valori”, oltre che di guardare alla trave nel suo occhio, di pervenire ad una visione più super partes, sia nel senso di ruolo istituzionale, sia in quello di visione politica della società; di rivolgere la sua attenzione, per esempio, ad argomenti correlati come le carceri, oppure i morti sul lavoro, il mercato del lavoro giovanile e la tutela dei minori, la diffusione delle droghe in Parlamento e il controllo dei finanziamenti alle Comunità cosiddette di recupero. Otterrebbe migliori risultati, oltre a farci migliore figura.

2 giugno 2008

INFO ETILOMETRO "RIFIUTO SOTTOPORSI ETILOMETRO"

Rifiuto di sottoporsi all'etilometro . . . ancora. anche detto "multe etilometro"

L’art. 4 del decreto legge modifica per l’ennesima volta gli artt. 186 e 187 del Codice della Strada (D. Lgs. 285/92): è stata eliminata la possibilità per il guidatore ubriaco perso o strafatto di evitare il carcere semplicemente rifiutando di sottoporsi all’ accertamento delle sue condizioni da parte degli agenti della Polizia stradale; la pura e semplice sanzione amministrativa prevista in precedenza è stata ora trasformata in sanzione penale; il carcere era già previsto per chi si sottoponeva al test ed risultava con un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro (g/l) o risultava aver assunto sostanze stupefacenti.

Il decreto legge ha introdotto una grave disparità di trattamento fra alterazione psico-fisica da alcool e alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti: mentre rispetto alla prima sia le sanzioni penali che amministrative aumentano all’aumentare del tasso alcolemico, per quanto riguarda l’assunzione di sostanze stupefacenti è indifferente il tipo di sostanza utilizzato né la quantità e la pena prevista è quella massima comminata al guidatore ubriaco: arresto da tre mesi a un anno e ammenda da 1.500 a 6.000 euro.
Così facendo ha aperto la strada ad auspicabili ricorsi in via incidentale, attraverso i tribunali, alla Corte Costituzionale per palese violazione dell’art. 3 della Costituzione (trattamento sanzionatorio uguale di situazioni palesemente dissimili).

21 maggio 2008

ROBA DA ROBA

Affronterò brevemente un aspetto specifico del tema del convegno. Per preparare questo intervento sono entrata nel sito del ministero della giustizia, dove un link dal titolo “Pianeta Carcere” mi ha condotto alle prime cifre che cercavo. Il 27,6 % dei detenuti sono tossicodipendenti, il 2,5% sono alcooldipendenti, il 4,5% sono in trattamento metadonico, per un totale di 16.789 (34,6% del totale) persone malate rinchiuse in istituti di pena, e veramente di pena si tratta, in questo caso, come se essere tossicodipendenti non fosse già una pena di per sé.
Se si rilegge l’articolo 27 della Costituzione: "…Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato…" si può già concludere che tenere un tossicodipendente in carcere, nelle carceri italiane, è già di per sé contrario a qualunque senso di umanità; il tossicodipendente è un malato e con umanità deve essere curato.
Magari riammodernando il termine di tossicodipendente, distinguendo tra uso e abuso, sforzandosi di uscire da un’ ottica proibitiva e punitiva, oltre la quale c’è solo la pena di morte, quell’ottica che portò nei secoli la società a dotarsi di prigioni sorvegliate e segregate; bisogna insistere sul rispetto della legge costituzionale, continuare in un processo culturale di innovazione e modernizzazione. La giustizia italiana è una giustizia perennemente in ritardo, in tutto, nei processi, nell’organizzazione, nelle notifiche, nell’aggiornamento anche tecnologico.
“Pianeta Carcere” Come andare su un altro pianeta. Il mondo carcerario è un mondo separato, che vive parallelo al mondo "normale", senza punti di contatto se non sporadici; un pianeta che ha, nell'Italia di Beccaria, nel 2008, funzioni e modalità prevalentemente punitive e deterrenti, e il più delle volte, diseducative; in molti casi, il carcere diventa un amplificatore di criminalità e violenza.
Dalla sezione “Pianeta Carcere” si entra nella sezione “Minori” ; qui si legge che nel 2007 sono transitati nei servizi della Giustizia minorile 997 soggetti assuntori di sostanze stupefacenti; di questi 997 minori, 775 sono assuntori di cannabinoidi. 775 minori entrati nel circuito carcerario e stigmatizzati come tossicodipendenti, se ho ben capito. E se non ho capito, vorrei però conoscere la differenza esatta che la legge fa tra tossicodipendenti e assuntori di sostanze stupefacenti.
La legge vigente, cosiddetta Fini Giovanardi, non essendo esattamente una legge, ma una serie di modifiche alla precedente, non è facilmente ricomponibile con i documenti presenti nei siti istituzionali. I dati statistici sul sito del Ministero non entrano nello specifico, restando lontani dallo standard europeo; nell’insieme le informazioni sono imperfette e incomplete; non sembrano riflettere un reale interesse, né una organizzazione razionale, alla comprensione del fenomeno; riflettono invece una vecchia visione e una vecchia burocrazia, una cristallizzazione procedurale che deve essere sciolta e resa più moderna e più efficiente.
Si parla comunque di cifre rilevanti e non marginali, così come quelle, che ho trovato su un opuscolo della Polizia di Stato, delle quantità di sostanze sequestrate, per esempio più di 40.000 dosi di anfetamine, nel 2007, e il numero di persone segnalate all’autorità giudiziaria, sempre nel 2007, 5535.
Per saperne qualcosa di più bisogna cercare in altri luoghi: nel sito dell’ Osservatorio sulle droghe per l’anno 2006, troviamo una stima in termini economici, che calcola il costo della permanenza in carcere, escludendo il costo di terapie specifiche o da patologie correlate. La strategia proibizionista sul fenomeno dell’uso e abuso di sostanze psicotrope costa allo Stato, quindi a noi cittadini, circa un miliardo di euro l’anno.
Secondo la relazione annuale 2006 sulle droghe del Governo, riportato sempre dall’Oservatorio sulle droghe, 1,8 miliardi di Euro sarebbero le spese per l’apparato giudiziario e di polizia impegnato nell’azione di contrasto. E siamo a 2,8 miliardi di euro.
2,8 miliardi di euro spesi per combattere in termini proibizionisti e punitivi un fenomeno sociale; gioverà ricordare che il termine proibizionismo fu coniato in relazione a un particolare periodo della storia statunitense in cui era legalmente proibito produrre, importare, esportare e vendere bevande alcoliche. La strategia proibizionista durò dal 1919 al 1933 e fu totalmente fallimentare, oltre ad alimentare la malavita organizzata che visse in quei 14 anni un periodo di espansione e splendore.
Spesso gli effetti secondari, che in sociologia vengono definiti effetti perversi, delle decisioni legislative vengono trascurati; nel caso del proibizionismo come mezzo di controllo per i fenomeni sociali, questa trascuratezza è evidente. Gli effetti perversi, in termini di costi sia sociali che economici, superano di gran lunga i benefici
Allarmismi, demagogia, ignoranza, disinformazione; questa la miscela degli atteggiamenti politici, tranne eccezioni, riguardo all’argomento droghe, che pure riguarda una alta percentuale dell’attività giudiziaria e dei ritardi che si trova ad affrontare. E che riguarda migliaia di famiglie e in modo più pesante quelle famiglie che non hanno mezzi per grandi avvocati e cliniche private. Si parla infatti molto della situazione dei rom, degli extracomunitari, ma la situazione dei poveri, in Italia, è sconvolgente; la situazione dei non abbienti è sconvolgente, siano essi rom, extracomunitari o italiani, e spesso in contrasto con il rispetto dei diritti umani.
Nel frattempo, la delega su droga, famiglia e servizio civile a Carlo Giovanardi non lascia sperare niente di meglio. Il discorso sarebbe assai lungo, molto ci sarebbe da dire su Giovanardi, sui concetti di droga e farmaco, sulle strategie proibizioniste che non vengono solo applicate al campo “droghe”, ma a molti altri.
Ma tornando all’ argomento di questo convegno, le politiche proibizioniste fanno parte del problema “Carcere e emergenza giustizia” e non sono certo parte della soluzione.
Il proibizionismo nasce dall'ignoranza o dalla malafede, e genera ignoranza e malavita. Produce clandestinità, impedisce la raccolta di dati certi, limita le possibilità di effettivo controllo.
Concludendo, ho trovato anche, sul Notiziario Droghe dell’Aduc, una buona notizia: il 30 maggio 2008 a Bolzano si terrà il convegno su "Farmaci cannabinoidi e sclerosi multipla", sponsorizzato dall'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige e organizzato dal neurologo Francesco Teatini, medico italiano che utilizza il farmaco cannabinoide Sativex, in collaborazione con due associazioni, l’Associazione Cannabis terapeutica e l’Associazione Sclerosi multipla Alto Adige. Si parla della stessa pianta per la quale la Corte di Cassazione, il 24 aprile scorso, ha ribadito la proibizione assoluta di coltivazione. E’ una dimostrazione di come la scienza vada avanti, di come il progresso umano, la collaborazione, la comunicazione continuino. Agli operatori della politica e della giustizia il compito di far sì che anche il mondo giudiziario e con questo l’istituto carcerario possano rinnovarsi e riposizionarsi abbandonando un vecchio orientamento che è una zavorra ai piedi dell’italia. Grazie

Claudia Sterzi – responsabile dell’Associazione Radicale Antiproibizionisti – antiproibizionistiradicali@gmail.com

7 maggio 2008

addio chianciano bella

Roma, 7 maggio 2008
• Dichiarazione di Claudia Sterzi, segretaria dell’Associazione radicale Antiproibizionisti e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Scrive ieri sull’Unità Luigi Manconi, commentando la costituzione di una associazione radicale di antiproibizionisti a Chianciano: “Giova ricordare che l’antiproibizionismo italiano non è mai stato quello “liberista” di Milton Friedman bensì un movimento dotato di una forte base sociale e, direi etica.”
Ringrazio molto per l’annuncio, ma aggiungo che altrettanto gioverà riconoscere che gli evidenti danni prodotti dal proibizionismo, danni sociali e danni economici, dimostrano come strategie fallimentari sul livello economico difficilmente possono avere effetti positivi sull’umanità; lo sviluppo economico non è obbligatoriamente in concorrenza con lo sviluppo sociale ed umano.
In Italia, mentre ancora oggi è stato arrestato e rinchiuso in carcere un coltivatore di dieci piante di canapa, l'antiproibizionismo produrrebbe una diminuzione sia dell’ enorme giro di denaro, illecito e fuori controllo, che il proibizionismo sulle sostanze stupefacenti e sulla prostituzione muove, sia dei malefici effetti sociali che la clandestinità e la illegalità del fenomeno provocano.