23 ottobre 2007


in onore alle donne giraffa birmane e




TESI IN SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI:

MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI:

UNA QUESTIONE DI GENERE CULTURALE

BREVE SINTESI DEL LAVORO SVOLTOIl mio interesse sociologico per le mutilazioni genitali femminili è nato due anni fa, durante la partecipazione alla Conferenza “STOPFGM”, svoltasi presso il Parlamento Europeo, a Bruxelles, a causa di quelli che mi sono sembrati dati, seppure stimati, stupefacenti, cioè 140 milioni di donne, ragazze e bambine mutilate nel mondo, e ancora di più 40.000 presenti in Italia, appartenenti a comunità immigrate.
L’orientamento teorico sull’argomento ha compreso la collocazione del fenomeno nello spazio storico e geografico attraverso la letteratura esistente sull’argomento, etnografica, medica, antropologica, sociologica e letteraria; in seguito il mio interesse si è focalizzato sulla percezione, il punto di vista dei cittadini e delle istituzioni dei paesi di accoglienza, su come il mondo “occidentale” ha reagito all’arrivo di migliaia di donne e bambine mutilate nelle nostre case, nelle nostre scuole, nelle nostre società dove i diritti delle donne e delle bambine sembrano acquisiti e dati per certi.
L’analisi della letteratura istituzionale e scientifica, delle rassegne stampa riguardanti alcuni avvenimenti come “ il caso delle gemelline di Bergamo ” e “ la proposta choc del dottor Abdulkadir ”, ha evidenziato come dato emergente una contrapposizione quasi feroce tra due distinti atteggiamenti, da una parte quello assolutista, con radici nell’Illuminismo, che liquida la prassi definendola barbara, con proposte e azioni di tipo di repressivo e proibizionista, dall’altra quello relativista, di eco Nichilista, che in favore al rispetto per le altre culture e alla paura dei conflitti sembra dimenticare quanto il diritto all’integrità fisica dei minori e i diritti civili, riproduttivi, sociali e sessuali delle donne siano valori fondanti delle nostre stesse società e culture.
L’integralismo e l’emotività espressi in entrambi gli atteggiamenti sembrano denunciare un dato sommerso di resistenza e rimozione collettiva, un rifiuto dell’approfondimento che è indice di un coinvolgimento emotivo e della mancanza del distacco necessario per una valutazione dei problemi e degli effetti secondari delle soluzioni, per una azione orientata alla massimizzazione dei benefici sociali ottenibili.
In effetti nella ricerca bibliografica sono emersi temi paralleli che risuonano in accordo con i molteplici aspetti e livelli di lettura delle mutilazioni genitali femminili, temi tipici anche delle nostre società, nel presente o in un passato non tanto remoto, per esempio il tatuaggio e il piercing, il sistema della schiavitù, la violentizzazione, i reati di obbedienza, il mito e i riti della verginità femminile, la violazione sistematica dei diritti delle donne e delle bambine, la chirurgia estetica, il delitto d'onore, l'estinzione attraverso il matrimonio del reato di violenza sessuale, lo stesso reato considerato un reato contro la morale ma non contro la persona, l’incesto, “naturalmente” del padre sulla figlia, configurabile come reato solo qualora desse luogo a pubblico scandalo e altri.
Le ragioni della resistenza, del diniego opposto a questo tema sembrano individuabili nelle difficoltà del riconoscimento; riconoscersi in modalità così brutali di dominio maschile, in metodi così scoperti di repressione della sessualità femminile e di controllo della riproduzione vorrebbe dire assumere la consapevolezza delle nostre radici, in una “archeologia dell’inconscio”, come la chiama Bourdieu, che ci costringerebbe a riconoscere quanto e quanto a lungo lo stato dei diritti delle donne e delle bambine è stato simile nella nostra storia sociale.
Esistono violazioni continue e gravissime dei diritti di uomini, donne e bambini, popoli in generale, nel mondo; la definizione di tali diritti è relativa ed in continuo mutamento; inoltre esiste nel mondo una invariante questione del “dominio maschile”, in modalità diverse a Kabul o a New York, certamente, ma come effettiva e universale visione condivisa da dominanti e dominati nei fatti quotidiani al di là delle dichiarazioni di intenti e di principi, come necessaria ed urgente, quanto arbitraria, visione e divisione della realtà.
Il mio lavoro non pretende di essere esaustivo su un argomento così vasto; all’inizio non pensavo che la questione del genere fosse centrale nelle MGF, pensavo più ai diritti dei minori, ma da ogni punto di vista il problema del dominio di genere è emerso come principale variabile certa, il dominio di genere per il controllo della riproduzione, fisica e sociale; la mia intenzione è stata quella di studiare i meccanismi di una resistenza collettiva a una realtà che ci riguarda da vicino come paesi ospitanti, cittadini, esseri umani.
Nell’ultimo paragrafo è accennato un progetto di azione sociale a livello locale per affrontare, senza cadere nel pregiudizio o nell’ indifferenza, il problema dell’integrazione delle donne mutilate, e delle loro figlie, nelle nostre società, correggendo i difetti di comunicazione, come antidoto preventivo alla violenza, e di azione, che le due posizioni contrapposte, l'etnocentrica e la multietnica, comportano, mantenendo fermo, per quanto mi riguarda, l'obiettivo politico di lungo termine, cioè l'eliminazione in tutto il mondo di una piaga, poichè letteralmente di una piaga si tratta, che affligge milioni di donne, attraverso un avanzamento complessivo dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e degli uomini.


22 ottobre 2007

RIFIUTO DI SOTTOPORSI ALL'ETILOMETRO: MULTA DA 2500 A 10000 EURO


No, no che non è una svista quella della legge 2 ottobre sulla "guida sotto l'influenza dell'alcool"

non è che non se ne sono accorti

non è una incongruenza

è proprio chiaro cio che è.

Se hai 10.000 euro da spendere puoi anche guidare ubriaco, se non provochi incidenti; lo stato di diritto è a pagamento, solo per chi può.

Se non li hai sei obbligato a farti l'etilometro, l'esame delle urine e se ti va male anche la perquisizione anale.


I ricchi possono ubriacarsi, drogarsi, ecc.

I poveri no. Come sempre era e sempre sarà nei secola saeculorum amen.

I poverissimi sono l'eccezione; essi infatti possono bere se glielo offrono, guidare una macchina se gliela prestano, rifiutarsi di fare l'etilometro, non pagare la multa e non avere niente da sequestrare. che fortuna

19 ottobre 2007


"Nel nostro rapporto con il Governo", avverte l'esponente della Rosa nel Pugno, "il banco di prova si chiama anche moratoria Onu delle esecuzioni capitali".

ecco fatto; il testo della moratoria dice che c'è, ma è come al lupo al lupo, ormai non ci credo più, i portoghesi continuano bellamente a remare contro non si sa perchè, tutto langue nella melma delle burocrazie eu e onu, due dei maggiori pachidermi trogloditi del mondo, e la moratoria diventa per gioco ennesimo di illusionismo, argomento di spinta su un governo e su un congresso.
padova meno dieci


niente otto senatori; anche stamani.

niente riforma delle leggi sulle droghe e sulle tossicodipendenze; anche il galles ci dà dei punti.

l'uso del termine "sinistra radicale" impazza: tenterei un parziale autorisarcimento proletario, rubando i termini:

rifondazione liberazione resistenza, tutti con l'aggettivo - radicale - radicale rifondazione, radicale liberazione, radicale resistenza. tiè


in via del tutto eccezionale, foto personale di laurea circondata da amici radicali compreso l'attuale covicepresidente del senato del prntt

18 ottobre 2007

può un cannibale fare sciopero della fame?






oggi la notizia del clan emerogastronomico nigeriano:




“BRESCIA - Manette alla cupola nigeriana. In sei, a Brescia, si spartivano prostituzione, droga, immigrazione clandestina e il business delle carte di credito clonate. Per entrare nel clan, gli affiliati dovevano bere del sangue umano.

L'operazione si deve alla squadra mobile che la notte scorsa ha eseguito sei ordinanze di custodia cautelare. Altre tre persone sono irreperibili e sono ricercate. Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Brescia, Torino e Caserta.

L'associazione, spiegano gli investigatori, era una organizzazione di stampo mafioso su base etnica: un gruppo formato da confraternite studentesche nigeriane contro le quali lo stesso governo del Paese africano avrebbe sollecitato interventi. Era previsto un rito di affiliazione in cui gli associati bevevano del sangue; indossavano un abbigliamento di colore azzurro. Il gruppo organizzava spedizioni punitive contro bande rivali: la polizia ne ha sventata una che sarebbe dovuta avvenire tempo fa in provincia di Verona, utilizzando anche delle asce.

Attraverso la clonazione di carte di credito gli affiliati acquistavano biglietti aerei che rivendevano a prezzi irrisori ai connazionali. E' infine emerso che almeno una parte degli acquisti veniva effettuata presso commercianti compiacenti.”



un cannibale, intervistato, ci delizia con i suoi resoconti gastronomici:



"La Germania è sotto choc per l'intervista televisiva andata in onda sull'emittente privata Rtl al cannibale di Rotenburg, Armin Meiwes, 46 anni, che nel 2001 aveva ucciso un esperto berlinese di computer. Davanti alle telecamere il cannibale ha raccontato che al "primo boccone" ebbe "una sensazione strana", perchè attendeva "da 30 anni quel momento". "La carne umana ha lo stesso sapore di quella di maiale, è solo leggermente più amara, ma più sostanziosa - ha aggiunto - è buona davvero".
Meiwes, che sta scontando una condanna all'ergastolo nel carcere di Kassel, dove lavora nella lavanderia, ha spiegato di non provare alcun tipo di rimorso. "E' "una bella sensazione sapere che adesso lui è diventato parte di me". La vittima consenziente aveva mangiato il proprio pene arrostito insieme al suo aguzzino, che poi aveva sezionato il cadavere del tecnico e aveva mangiato 20 chili della sua carne, conservando il resto nel congelatore. Il cannibale ricorda di aver amato molto da bambino la favola di "Hansel e Gretel", che gli leggeva la madre, trovando particolarmente "interessante quando Hansel deve essere mangiato": "Voi non immaginate nemmeno quanti Hansel si aggirano su Internet". A suo dire, in Germania ci sarebbero oltre 10mila tra cannibali e potenziali vittime che cercano di mettersi in contatto tra loro via internet.
La conoscenza della sua vittima Meiwes l'aveva fatta proprio in rete, dove gli aveva proposto di farsi uccidere e mangiare. Dal suo punto di vista, il cannibale di Rotenburg si considera "una persona servizievole, sempre disposto ad aiutare chiunque", ma ammette tuttavia che gli altri lo possano vedere come "qualcosa di mostruoso", poiche' "solo in linea di principio sono una persona normale".

Vi state chiedendo che cosa ci azzeccano vladimir e joseph con i cannibali? non ci posso credere . . .



15 ottobre 2007

come gongola re piero


come era felice re piero stamani come gongolava nel dare i numeri della partecipazione alle primarie: 3 milioni e rotti che a un euro l'uno minimo fanno 3 milioni e rotti di euri minimo solo in toscana trecentoventisettemila roba che neanche l'incasso delle coop il ventiquattro dicembre. tre milioni e rotti di miracolati assunti sindacalizzati intimiditi affezionati famigli che di domenica nei secoli fedeli si sono agghindati tinti e pinti e si sono messi in coda per dare un euro a testa minimo a valter veltroni. bene bravo sette più

13 ottobre 2007



Pannella: Moratoria Universale a quando?
Siamo di nuovo a zero, per adempimenti e impegni preannunciati. Ritardi e errori Ue tornano a prevalere, a indebolire iniziativa italiana.
Roma, 12 ottobre 2007
Dichiarazione di Marco Pannella
Mi corre letteralmente l’obbligo, a nome del Partito Radicale e dell’intera galassia radicale, di indicare al Presidente del Consiglio ed al Ministro degli Esteri del nostro Governo quanto resti e s’aggravi il pericolo che, per l’ennesima volta, si impedisca di fatto all’Assemblea Generale dell’ONU di proclamare quella Moratoria Universale sulla pena di morte che da 14 anni – per patente quanto scandalosa e tutt’ora non spiegabile responsabilità dell’Unione europea – non riesce in tal modo ad essere conquistata dalla comunità internazionale.
Siamo infatti ormai a metà ottobre e nessuna Risoluzione in proposito è ancora acquisita, conosciuta e presentata. Un pesante gioco ostracistico vanifica delibere istituzionali dei Consigli affari generali dell’UE, dei Parlamenti italiano e europeo e ha strutturalmente la forza di vanificare i conseguenti obblighi delle presidenze in esercizio semestrale dell’Ue.
Diamo atto al Governo italiano di avere nelle ultime settimane finalmente meglio valutata questa incresciosa e grave situazione e di avere finalmente reagito, cosa purtroppo non accaduta per la 61esima Assemblea Generale. Siamo, come noto e confermiamo, sul piano politico, parlamentare, delle lotte nonviolente mobilitati a sostegno dell’opera del Governo italiano, avendo nella scorsa estate promosso una prestigiosa mobilitazione internazionale che ribadiva in modo finalmente indiscutibile la ultradecennale leadership dei nostri governi e del Movimento radicale pro-moratoria.
Purtroppo non si è saputo farne tesoro e questo fatto pesa come ipoteca su una nuova adeguata mobilitazione, che pur torneremo a proporre ed organizzare.
Che a metà ottobre non si abbiano ancora il testo della risoluzione, l’elenco dei suoi promotori, co-sponsor e sottoscrittori è fatto (o misfatto?) intollerabile.
Di nuovo sono indispensabili ulteriori mobilitazioni parlamentari e – ormai, lo affermiamo per la prima volta – istituzionali, poiché sono in gioco il prestigio della Repubblica italiana e quello dell’Unione europea, mentre si rischia di provocare un profondo riflesso di stanchezza, se non di esasperazione, da parte di quella maggioranza pro-moratoria degli stati membri dell’ONU che abbiamo documentato esistere da anni.
Anziché continuare a bombardare l’opinione pubblica con mera propaganda anti-pena di morte (che in un paese come il nostro dove il 70% dei cittadini è già convinto suona come stucchevole, superflua e sostanzialmente ipocrita oltre ad essere un esempio di un giornalismo disinformativo antidemocratico e sleale) sarebbe auspicabile che di questa vicenda, politicamente e giornalisticamente complessa, intrigante, scandalosa, la opinione pubblica venisse finalmente e davvero informata.

5 ottobre 2007

TRE OTTOBRE DUEMILASETTE




Mercoledì scorso, 3 ottobre, mi trovavo a passare di fronte al Tribunale di Siena; ero immerso in cupe meditazioni sulla macchia di ginger che mi ero accorto di avere sul risvolto dei miei magnifici pantaloni bianchi di canapa.
La folla del giorno di mercato mi disgustava e deliziava insieme con il suo cicaleccio dissipatorio; un paese dei balocchi, carico di tendine ricamate, magliette ammiccanti e polli allo spiedo.
Davanti al Tribunale un gruppetto di umani mi ha distolto dalla considerazione che andavo svolgendo, rivolta a dimostrare la palese colpa degli dèi dispettosi che vanno a giro spargendo macchie di ginger sui pantaloni della gente perbene.
Una grande donna, dotata di un forte carattere evidente alla prima occhiata, indossava delle scarpe nere da istitutrice e delle calze con piccoli pallini bianchi; era dotata di moderno telefonino telepatico con auricolari e parlava rivolta a un altro del gruppo, un distinto avvocato con la giacca impunturata e gli occhiali da persona saggia.
“ Alle agenzie hanno detto di non parlare del processo di stamani: ordini dall’ alto.”
Nel gruppo due ragazzi parlavano di scacchi, e due signore mature scartavano pacchetti di sigarette ciarlando di testamento biologico e eutanasia. Ce n’era abbastanza per attirare la mia attenzione, stimolata, oltre che dai pallini bianchi delle calze e dai laccetti delle scarpe, dall’ eccezionalità degli argomenti, ben diversi da quelli che avevo colto fino allora tra la gente del mercato: bronchiti, parenti, cotolette, ecc.
Con la scusa di osservare meglio la ormai famosa macchia, mi fermai accanto alle due signore.
Furono loro, a onor del vero, a attaccar discorso; e nel giro di cinque minuti ero già stato informato che si trattava di tre imputati per una disobbedienza civile: la proprietaria delle calze a pallini, che era nientepopodimenoche una segretaria di partito, Radicali Italiani, una delle signore e uno dei ragazzi; il secondo ragazzo era l’ addetto tecnico alla registrazione per Radio Radicale, nonché figlio della seconda signora, dirigente dello stesso partito e responsabile locale.
I tre delinquenti, un giorno di giugno di cinque e rotti anni fa, si riunirono in Piazza del Campo e al grido di : “per la libertà di cura: mariuana terapeutica” arringarono la folla sui benefici della canapa e i danni del proibizionismo e annunciarono la imminente distribuzione di bustine di ottima skunk olandese gratis per dialogare in modo nonviolento e civile con l’ autorità giudiziaria e l’opinione pubblica e l’inclito pubblico tutto sull’ opportunità del permanere di leggi illiberali ed incivili in campo di droghe. Furono tratti in questura, interrogati e denunciati. E quel giorno, 3 ottobre 2007, si apriva la prima udienza per quei fatti del giugno 2002, dopo una serie di rinvii e patetici contrattempi.
Oh che eroi moderni! Quale eccezione al generale svaccamento politico e intellettuale, all’ asfittico familismo provinciale toscano, agli ipocriti drogaparty privati dei politici! Senza alcuna speranza di benefici materiali, sbeffeggiati e emarginati da destra e sinistra, uniti nel nobile tentativo di salvare il mondo dalle disgrazie del proibizionismo armati di nonviolenza, i tre disubbidienti esprimevano un indubbio richiamo ad un passato leggendario ed insieme un salto in un futuro liberale possibile se non probabile.
Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi, ma anche beato quel popolo che avendone bisogno li trova, e dannato quel popolo che trovandoli li ignora.
Mentre così dentro di me ragionavo, il gruppo ad un cenno dell’ avvocato è scomparso ordinatamente dentro il buio palazzo; ho proseguito fino a un punto di ristoro, dove per rinfrancarmi mi son fatto servire un vodka martini. Invano ho cercato sui giornali locali qualche notizia che riguardasse il gruppo di disubbidienti civili nonviolenti; né mai più, penso, ne sentirò parlare.

Victor Joseph

COMUNICATO UFFICIALE

Processo Bernardini: rinvio per la disobbedienza civile sulla marijuana terapeutica
Siena, 3 ottobre 2007

I disobbedienti hanno ottenuto un buono in condotta per il comportamento tenuto in Piazza del Campo, avvertendo in anticipo gli agenti, non opponendo resistenza e consegnando la marijuana in loro possesso. Questa la deposizione degli agenti che nel giugno 2002 erano presenti nella piazza del palio ed hanno effettuato il fermo dei tre disobbedienti radicali, cioè la Segretaria del partito, Rita Bernardini, Claudia Sterzi e Giulio Braccini.
Nel corso dell’interrogatorio di ieri i tre imputati hanno voluto spiegare le ragioni di quella disobbedienza civile di 5 anni fa tutta incentrata sulla marijuana vietata in Italia anche per uso terapeutico per curare le gravi inappetenze dei malati di Aids, gli spasmi di coloro che sono affetti da sclerosi multipla, gli effetti collaterali della terapia chemioterapica nei malati oncologici. Bernardini, Sterzi e Braccini, ascoltati ieri dal tribunale senese, sono stati rinviati all’udienza del 18 giugno 2008 quando verrà ascoltato il perito che analizzò la sostanza sequestrata ai radicali.

IL MIO COMUNICATO

ENNESIMO PROCESSO, ENNESIMO RINVIO

Ieri, 3 ottobre, si è svolta, a distanza di 5 anni e 4 mesi dai fatti, la prima udienza del processo per cessione di mariuana in Piazza del Campo a Siena, una delle 22 azioni nonviolente di disobbedienza civile che la Segretaria di R.I., insieme a decine di militanti radicali, è andata realizzando in tutta Italia, con risposte contraddittorie da parte delle autorità giudiziarie e nel silenzio più totale dei mezzi di informazione.
L’ udienza, che mi vedeva imputata insieme a Rita Bernardini e a Giulio Braccini, si è conclusa con un rinvio per l’ ascolto di un perito assente perché non individuato.
Sono stati ascoltati i testimoni dell’ accusa, cioè i poliziotti che avevano condotto il fermo e la perquisizione; e noi imputati.
Ho avuto modo di confermare la mia disobbedienza e a domanda specifica del nostro avvocato, Giuseppe Rossodivita, ho affermato di aver agito per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dell’autorità giudiziaria sulle incongruenze e sugli effetti delle leggi sulla droga allora vigenti; non che oggi vada meglio, anzi.
In particolare, la cessione gratuita del 2 giugno 2002, a Siena, è stata dedicata alla mariuana terapeutica e a tutti quei malati che in molti altri paesi possono trarre vantaggio da terapie derivate dai principi attivi della canapa, mentre in Italia la loro libertà di cura viene messa in forse dall’impossibilità legale di procurarseli.
Qualche piccolo passo in avanti recentemente si è fatto; alcune AUSL hanno autorizzato l’importazione di farmaci legalmente fabbricati e venduti,ad esempio, in Inghilterra.
Ma ancora lunga è la strada da fare mentre le strategie proibizioniste sulle droghe continuano a produrre danni immensi, umani ed economici, in tutto il mondo.
Claudia Sterzi