
Uno dei due carabinieri grida: “Uva! Proprio te cercavo stanotte! Questa non te la faccio passare liscia, questa te la faccio pagare!". Le botte iniziano a fioccare subito, a tutti e due, poi vengono caricati su macchine diverse (altre due macchine, della Polizia di Stato, sono sopraggiunte subito dopo), e portati nella Caserma dei Carabinieri.
Alberto, rinchiuso in una cella da solo, sente grida spaventose e urla di dolore nella stanza accanto, e chiama il 118, chiedendo l’intervento di un ambulanza, perché “stanno praticamente massacrando un ragazzo”; l’addetto del 118 fa una telefonata di controllo in caserma e gli viene risposto “No guarda, sono due ubriachi che abbiamo qui in caserma, adesso gli tolgono il cellulare”.
All’ alba sono i carabinieri stessi a chiedere un TSO per Giuseppe Uva, “uno molto agitato, violento, che minaccia tutti”; alle 8.25 viene ricoverato, alle 10.30 cessa di vivere, per cause da stabilirsi. Il Comandante del posto fisso della Polizia di Stato all' interno dell' ospedale rileva le varie ferite e i vari lividi, segni di bruciature di sigarette in faccia, bozzi e sangue posto dietro il collo, corpo tumefatto ovunque, e "si soggiunge che non c'è traccia degli slip, indumento neppure consegnato ai parenti ( perchè probabilmente intrisi di sangue ) e tuttavia non si può sottacere il riscontro obiettivo di pseudomacchie ematiche riscontrate a tergo sui pantaloni poi posti sotto sequestro con gli altri vestiti”.
La sorella, Lucia, chiamata a vedere la salma, la fotografa, nota i lividi, il pannolone, il sangue, le tumefazioni e inizia una battaglia legale cocciuta e determinata, che conduce fino ad una nuova perizia sugli indumenti, nell’ottobre del 2011, e alla riesumazione della salma, pochi giorni fa; nei pantaloni, intrisi di sangue nella zona del cavallo, tracce di "materiale biologico", non suo.
Questi i fatti, il motivo del risentimento, che ha portato alla pena di violenza, tortura e morte, sarebbe “una questione di donne”; si sa, la mente umana è un abisso, e ci sta che uomini o donne, più spesso uomini, possano desiderare di tirare due puntoni al/alla rivale, per quel famoso onore mal risposto. Da qui ad usare una caserma, sei agenti, più tutta la solita sfilza di funzionari e impiegati conniventi a vario titolo, a spese nostre, per portare a termine una vendetta spietata e miserabile, ce ne corre, ed è cosa che dovrebbe interessare tutte le autorità, a cominciare dai ministri competenti, ma anche tutti noi cittadini.