17 agosto 2012

Morales, i Maya e la coca (cola)

La Bolivia mi sta facendo apprezzare il mio paese; ed Evo Morales, nonostante la sua sacrosanta azione in difesa del diritto dei boliviani andini a coltivarsi la coca negli orticelli domestici, e a masticarsela in pace, in quanto a populismo, proibizionismo e mancanza di laicità getta una buona luce sui satrapi nostrani.
Il presidente della Bolivia, l'altro giorno, in una conferenza stampa, ha annunciato (seriamente) di aver chiesto perdono alla vergine di Urkupiña, una madonna locale, per le offese dell'opposizione; "speriamo di essere ascoltati, specialmente sul tema della stabilità economica, quando c'è sicurezza economica, quando non manca il cibo, quando non manca l'energia, ci possono essere piccole rivendicazioni, ma il popolo sta tranquillo ... che la madre terra e la vergine di Urkupiña ci accompagnino", ha dichiarato.
Non contento di aver affidato la stabilità economica alle preghiere delle vergine, invece che ad azioni politiche e ragionate, Morales ha dato un colpo anche al "demonio", così almeno pare che consideri l'Occidente e l'America, come se fosse un ayatollah iraniano. Dal 21 dicembre, infatti, la coca cola verrà bandita dalla Bolivia, e "il ministro degli Esteri boliviano, David Choquehuanca, ha spiegato che il 21 dicembre è una data simbolica, perché è la fine del calendario maya che dunque segnerà la fine del capitalismo". la bevanda satanica verrà sostituita dall'autoctona mocochinchè, a base di succo di pesca.
Superstizione, autarchia, fanatismo. Da noi, nonostante le "Crociate del rosario" dei quattro gatti di Lepanto, che pregano da mesi per riconvertire gli antiproibizionisti, non siamo (ancora?) a questi punti. 

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