5 ottobre 2012

Schiave e/o principesse

1974
Càpita. Ogni tanto mi sento discriminata in quanto donna, perchè ogni tanto avviene, davvero. Non è certo per la nudità delle ancelle moderne, esposta come merce; quello è un problema che riguarda anche gli uomini, e attiene più alla classe che al genere. E' per una visione del mondo, molto diffusa, che applica alle donne etichette, intepretazioni (maschili, quindi come minimo carenti di esperienza diretta), pregiudizi e giudizi.
Allora penso alle figlie delle case regnanti europee degli scorsi secoli; nonostante la loro ricchezza e agio venivano deportate in ostaggio di accordi commerciali a fare da mogli a perfetti sconosciuti, lasciando amicizie di infanzia, amori veri e vite intere senza appello; se questo esempio storico non basta, penso alle donne che oggi nel mondo vivono in società dove sono considerate al pari di una capra del gregge, e peggio, donne uccise, sfigurate, fatte a pezzi, per un sorriso o per una canzone.
Così, considerando che io anche stamani, come ogni giorno della mia vita, sono libera di esprimermi, muovermi, comportarmi come meglio credo (nel rispetto di leggi uguali per tutti), e che è mia la facoltà di decidere per la mia vita e per i miei beni, una cosa non da nulla, visto che le donne la hanno esercitata in ben pochi periodi storici e zone geografiche, non vedo proprio come potrei lamentarmi.
E ringrazio la teoria di donne che nel corso della storia ci ha portato a questo splendido esperimento, costato sangue e dolore inquantificabili, alle quali è bene rendere onore con pensieri e azioni che ne proseguano il cammino.

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