9 settembre 2008

Test antidroga. Politiche “antidroga” del Governo superficiali e scorrette.



È un dato certo che da quando Giovanardi ha ricevuto la delega alla droga, servizi civili e famiglia, l’accanimento persecutorio contro le abitudini private e le libertà personali si è aggravato.
Le notizie di cronaca evidenziano come la follia del proibizionismo sia arrivata a negare all’accesso ai farmaci per i malati, e in particolare per quei malati che non possono usufruire delle mille scappatoie a pagamento: un proibizionismo di classe. Così a Bolzano, dove era iniziato un protocollo ospedaliero per la distribuzione di Sativex, farmaco a base di principi attivi della canapa, per la cura della sclerosi multipla, la sperimentazione è stata interrotta per incomprensibili ritardi burocratici da parte del distributore europeo e i malati hanno dovuto ripiegare su altri farmaci dei quali lamentano gli effetti collaterali; a Venezia una signora invalida, ammalata da trenta anni di una distrofia muscolare, si è vista sequestrare e inquisire le piante di canapa che coltivava in casa per il suo uso terapeutico personale.
Contemporaneamente all’ abuso di metodi punitivi e coercitivi è cresciuto negli ultimi decenni, ma da sempre nella storia, l’abuso di droghe di ogni genere, ed è diminuita l’età del primo contatto con le droghe; sempre più all’ ordine del giorno le pericolose commistioni fra fenomeni come droga, psicofarmaci, doping, droghe legali, usi e abusi che hanno molto in comune, ma vengono trattati con giudizi legali e sociali assai diversi.
A fronte delle quotidiane tragedie Giovanardi e Co& non solo non sono capaci di produrre provvedimenti efficaci e risolutivi, ma pure sul poco che fanno non hanno le idee chiare. Così lo strombazzato obbligo di test antidroga, dopo false cifre e contraddittorie dichiarazioni di ogni genere, è stato riaffermato ed esposto dal direttore del Dipartimento nazionale politiche antidroga, Giovanni Serpelloni, così modificato rispetto alle precedenti versioni: test sulle urine, a discrezione e arbitrio del medico, a carico (definito minimo) del contribuente, finalizzato in primo luogo a “ capire se il soggetto abbia fatto uso di droghe rilevabili nell'immediatezza dell'esame o, comunque, quattro o cinque giorni prima”. La seconda funzione, specifica Serpelloni, “è soprattutto deterrente”, chiaramente deterrente non tanto per l’uso di droghe e alcool prima di mettersi alla guida, quanto sull’uso delle droghe e dell’alcool; ma far passare un’operazione di polizia sul consumo di sostanze stupefacenti legali o illegali per un’operazione di sicurezza stradale è scorretto e ambiguo, vista anche l’entità degli stanziamenti economici che vengono gestiti. Una terza funzione è “rendere piu' specifico e completo il certificato di idoneita' alla guida, che sino a oggi non prevedeva in alcun modo questo tipo di analisi”, cosa non vera, in quanto queste informazioni erano già richieste nell’ autocertificazione che da anni ogni aspirante alla patente e al rinnovo sottoscrive nel corso della visita medica, regolata dal rapporto fiduciario tra cittadino e istituzioni.
Conclude Serpelloni: "Tutto dipende dal medico certificatore: potra' chiedere al candidato di sottoporsi al test e, in caso di positività, sospendere temporaneamente il rilascio del certificato. In caso di rifiuto, invece, spetterà a lui decidere se rilasciare o meno la certificazione sotto la sua diretta responsabilita”. Visto il ruolo e il potere che gli si attribuiscono, nel decidere se un cittadino possa o meno avere la patente di guida in base ai suoi comportamenti non di guida, ma privati, saranno previsti anche dei test antidroga e etilometri per i medici esaminatori?

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